
17 derby di Milano in cinque anni – e tra meno di un mese saranno 19. Quasi quattro derby a stagione, più che Serie A una media da NBA, o Superlega se volete. Nella Milano post-Covid che frenetizza qualunque evento, lo frulla lo trita lo sminuzza come un robot da cucina, nella Milano in cui tra l'andata e il ritorno della semifinale di Coppa Italia cadrà ineffabile il Fuorisalone 2025, nella Milano brutta sporca e cattiva detestata da legioni di blogger e freelance che tuttavia non possono fare a meno di viverci da quindici anni, nella Milano a suo modo “metafora dell'amore” come cantano i Baustelle il derby è diventato una faccenda da speed date, da app di incontri tutti diversi e in contraddizione tra loro.
Non ce n'è mai uno davvero uguale a un altro: le solide certezze di un'andata si confondono e si perdono nell'isteria a soggetto di un ritorno. C'è un canovaccio di fondo (l'Inter più sicura, più affidabile, meglio amministrata, in definitiva più forte) che però è esso stesso un tranello: persino nella stagione in cui i nerazzurri hanno lasciato i cugini a 20 punti di distacco dopo 30 giornate, e non succedeva dal 2007, il consuntivo dei derby dice due vittorie a zero per i rossoneri – e avrebbero potuto essere tre. Questa Top 10, ideale per essere concentrata parcellizzata liofilizzata e ridotta a uno dieci mille reel, mi sembra il modo migliore per fissare su tela il pasticcio emozionale di questi ultimi cinque anni vissuti pericolosamente.
10. 2 FEBBRAIO 2025 - I TRE PALI DELL'INTER
È appena la prima scena e il nostro eroe, come Edward Norton all'inizio di Fight Club, ha già una canna di pistola in bocca, e noi tutti a chiederci cosa sarà mai successo. Egli è Sergio Conceiçao, che qualcuno vorrebbe già prossimo al plotone d'esecuzione ed è giunto al derby dopo una settimana bestiale in cui ha 1) tentato di aggredire in pubblica piazza il suo capitano 2) visto la sua squadra franare di nervi nella resistibile Zagabria, compromettendo gli ottavi di Champions e una ventina di milioni di euro 3) assistito non del tutto indifferente a clamorosi stravolgimenti di mercato che porteranno a cinque nuovi acquisti il primo dei quali, l'inglese Kyle Walker, fa il suo debutto proprio nel derby. L'Inter di Inzaghi si mostra come sempre a disagio quando è chiaramente favorita dal pronostico: gioca contratta, timorosa di svegliare il can che dorme e prende gol facendosi soffiare la palla a centrocampo, innescando così la classica fiammata del Milan in ripartenza. Il secondo tempo si gioca a una porta sola, sotto la Nord, scandito dai cambi di Conceiçao che rattrappiscono sempre più il Milan (Terracciano, Camarda, Gabbia, Chukwueze...).
Gli interisti percuotono per tre volte il palo alla sinistra di Maignan, lo stesso pezzo di legno su cui si era schiantato il rigore di Icardi nel gennaio 2016, primo derby di Donnarumma (che ora, secondo rumors inarrestabili sui social, starebbe strizzando l'occhio proprio all'Inter). Palo di Bisseck, palo di Thuram, palo di Dumfries, mentre San Siro mugghia di rabbia e agitazione, e poi continui cambi di gioco, palloni volanti che fendono l'aria da destra a sinistra, spazzate, scivolate, accadimenti bizzarri che ci ricordano l'imponderabilità del calcio e del derby, finché da sotto le foglie sbuca l'ultimo arrivato, Nicola Zalewski: trattato come un minus habens dalla tifoseria precedente, approfitta del black-out in fase difensiva di Chukwueze ed entra in scena con un assist di petto girato finalmente in rete da De Vrij. Tre ore dopo il Napoli verrà punito con la stessa moneta dal romanista Angeliño, bloccando sul nascere una pericolosa fuga-scudetto di Antonio Conte. Il Milan sfanga la sua dodicesima ultima spiaggia dell'annata 2024-2025 e s'illude di avere ancora una stagione.
9. 17 OTTOBRE 2020 - IL BUSHIDO DI ZLATAN
Quattro anni prima. San Siro è vuoto, a eccezione di mille spettatori stabiliti non si sa come. Ci troviamo nella fase ascendente della seconda ondata del Covid che da dieci giorni si sta accanendo sadicamente sull'Inter: sono positivi Skriniar, Nainggolan, Young, Gagliardini più il giovane portiere Radu, destinato a un ruolo per nulla marginale in questa storia. Bastoni si è negativizzato il venerdì sera, non abbastanza per esserci il sabato pomeriggio.
Il Milan si è ritirato in lockdown a 21 punti dall'Inter: nulla in estate lasciava pensare a un riavvicinamento. Eppure funziona, magari grazie agli spalti deserti che azzerano il miedo escenico da parte di una squadra così giovane, che sta crescendo insieme superando strettoie indimenticabili come la notte del Rio Ave. Pioli cesella una nuova idea di gruppo modellandola attorno al faraone Zlatan II, che in certe notti di luna buona sembra uscire direttamente dal Bushido, il codice di condotta dei guerrieri giapponesi: «Non esiste solitudine più profonda del samurai, se non quella della tigre nella giungla».
Così è Ibra, che a 39 anni è ancora capace di vincere il 75% di duelli aerei nella metà campo avversaria, nonché di segnare due gol in quattro minuti a una difesa interista da mani nei capelli. Conte scopre presto che Kolarov e Vidal, le due vecchie volpi volute con insistenza per puntare allo scudetto, sono pronte per la pellicceria. A novembre si abbasserà di una decina di metri, stringerà un paio di viti e trionferà a braccia alzate. Ma il nuovissimo e giovanissimo Milan di un apparente normal one come Pioli, sbucato dal nulla emotivo di una pandemia e capace di rimanere imbattuto mai fino a gennaio, sarà la novità più eccitante del biennio.
8. 5 FEBBRAIO 2023 - PIOLI SI METTE A CINQUE
Il Covid è uno sgradevole ricordo e semmai c'è da preoccuparsi dei negazionisti, quando a gennaio 2023, di ritorno dai Mondiali in Qatar, il Milan viene preso da una strana febbre, una di quelle meningiti fulminanti che fanno temere il peggio: la situazione è fuori controllo, le luci rosse sulla consolle si sono accese tutte insieme.
Dopo averne presi già tre in Supercoppa, poi quattro dalla Lazio, poi cinque dal Sassuolo, il Milan è terrorizzato da un derby tennistico. Pioli asseconda la psicosi e fa una di quelle scelte per cui non c'è domani: si mette a tre dietro, anzi a cinque, Calabria-Kalulu-Kjaer-Gabbia-Theo Hernandez, con Leao in panchina, Messias mezzala e Origi improbabile trequartista dietro a Giroud. Un disastro. All'Inter è sufficiente una partita normale per passare inevitabilmente alla cassa con una zuccata di Lautaro che infierisce sul solito tallone d'Achille rossonero: i calci d'angolo. È uno dei Milan più deprimenti della storia, non tanto nel risultato (lo 0-1 verrà inconsciamente protetto fino alla fine) quanto nell'atteggiamento.
Theo, uscito segnato più di altri dalla finale di Lusail, inanella il primo di una lunga serie di derby inaccettabili, inaugurando la sua contro-prestazione con un colpo di tacco nella propria area dopo venti secondi. Tonali non vince un contrasto, capitan Calabria arranca sui talloni di Dimarco, il vecchio spauracchio Giroud riceve una sola palla giocabile ma fallisce goffamente lo stop. Il Milan chiude con zero tiri nello specchio della porta di Onana. Maldini e Pioli iniziano a intuire una cosa: forse si sono cullati un po' troppo sull'idea di essere un grande dirigente e un grande allenatore a prescindere da qualunque proprietà.
7. 7 NOVEMBRE 2021 - L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI TATARUSANU
Il nuovo gardien de but Maignan si è fatto male al polso sinistro, forse anche calpestato da Suarez in Champions League, e da metà ottobre al suo posto gioca l'allampanato Ciprian Tatarusanu, secondo portiere dalle sembianze vampiresche che, nell'ansia milanese di coniare diminutivi per risparmiare tempo, fa presto a diventare Tata. E Tata risponde puntuale all'SOS sparato nella sua direzione quando, sull'1-1, l'Inter può usufruire di un secondo rigore da calciare sotto la Sud. Il primo l'ha tirato e segnato il grande ex Calhanoglu, che a giugno ha attraversato il Naviglio a parametro zero dopo che il brutto incidente di Eriksen aveva liberato un posto a centrocampo all'Inter. Poi ha risposto agli insulti di San Siro portandosi le mani ai padiglioni auricolari e così ha scoperchiato il vaso di Pandora degli istinti più biechi; ma adesso, quando la sorte vorrebbe richiamarlo sul luogo del delitto, in sua vece si presenta Lautaro, non proprio il più cinico dei cecchini. Tira maluccio, il Toro, e Tatarusanu diventa il primo portiere del Milan a parare un rigore in un derby dai tempi di Ottorino Piotti (1981).
Due punti in meno per l'Inter, uno in più per il Milan: a maggio, nella contabilità generale del campionato, l'episodio avrà il suo peso. E la partita inizia lentamente a scivolare via dalle dita di un'Inter a cui manca sempre il finale, per via dei cambi di Inzaghi quasi sempre peggiorativi, o di qualche micro-infortunio che toglie di mezzo Dzeko, Barella, Bastoni. Allo scadere il Milan ha addirittura la palla dei tre punti, ma il tiro di Saelemaekers sbatte sul palo, dopo aver colto Handanovic nel bel mezzo di una delle sue classiche parate-laser (ci torneremo).
6. 16 SETTEMBRE 2023 - JE SUIS MARCUS THURAM
La sera del 23 giugno mi trovo in un'amena località sul Lago d'Iseo e mi stanno suppergiù servendo un prosecco quando vengo raggiunto dalla notizia che l'Inter ha ormai scavalcato il Milan nella corsa a Marcus Thuram. Aggrotto le sopracciglia, ma nulla di più. È vero, il primogenito di Lilian è tra i più allettanti parametri zero del momento: 25 anni, prossimo allo svincolo dal Borussia Monchengladbach, nel giro della Nazionale francese. Ma è un esterno sinistro che al Milan sulla carta farebbe un po' scopa con Leao (dunque "a cosa serve?", lo bollano gli inesorabili sapientoni del Web) e all'Inter non troverebbe facile collocazione, stante il marmoreo 3-5-2 di Inzaghi dove il suo ruolo è blindato da Dimarco. Sembra soprattutto un'occasione a buon mercato, qualcuno "un po' meglio di Correa" nell'attesa che si sblocchi l'affaire Lukaku, magari anche uno sgarbo del volpone Marotta agli inesperti Furlani&Moncada, e invece sottovalutarlo è un grave abbaglio. Oppure: è bravissimo Inzaghi a fare di necessità virtù, trovando rapidamente un miracoloso amalgama con Lautaro.
Dopo una pre-season semi-tragica in cui fatica anche a centrare lo specchio, Thuram esplode ai primi di settembre. Il gol che sigilla il derby del 5-1 è tuttora il più bello della sua collezione interista: classica sventagliata di Lautaro per Dumfries che allarga su Marcus per il più tradizionale dei "pensaci tu". E quello prima si porta a spasso per un po' il tenero Thiaw e poi converge bruscamente sul destro, risolvendo l'equazione con una saetta all'incrocio di cui nessuno, il 23 giugno in riva al lago, poteva immaginare l'esistenza.
5. 26 GENNAIO 2021 - VOODOO SHIT
Nasce per un pretesto da nulla, una banale rissa da semaforo. Lukaku subisce fallo da Romagnoli, se ne lamenta cinque secondi, poi Ibra gli fa saltare la mosca al naso. Le ricostruzioni dei giorni successivi saranno variegate, quasi sempre tendenziose, tirate per la giacchetta di qua o di là da questo o quel giornalista o influencer milanista o interista. "Go to do your voodoo shit", si legge chiaramente almeno due volte sulle labbra di Zlatan, riferimento per nulla elegante a una vecchia storia relativa al suo periodo all'Everton che era circolata a lungo nei sottoboschi del calcio inglese. Poi gli dà dell'asinello, "little donkey".
Ovviamente, come sempre in Italia, tutto cade nel dimenticatoio nel giro di tre giorni. Il Milan chiude in vantaggio il primo tempo, ma Pioli commette l'errore di tenere Ibra in campo anche nella ripresa e quello si fa espellere per doppio giallo; così ci si rassegna alle barricate e a farsi rimontare allo scadere. È uno dei derby più inutili del quinquennio, un quarto di finale di Coppa Italia, competizione di cui persino Conte non sa che farsene, tanto da uscire al turno successivo contro la Juve di Pirlo concentrando tutte le energie per lo scudetto: al massimo servirà a recuperare alla causa Christian Eriksen, tenuto in naftalina per troppi mesi e improvvisamente decisivo su punizione al minuto 97. Quattro anni dopo, a riprova della frenesia dei tempi moderni soprattutto a Milano, Romelu Lukaku è cordialmente detestato dal popolo interista che invece tratta Ibrahimovic con un misto di superiorità e compassione. Quanto ai milanisti, i fischioni che oggi accolgono Zlatan ogni volta che compare sul maxischermo di San Siro sono la più severa delle condanne.
4. 6 GENNAIO 2025 - SPARIRE COME CENERE
Il sigaro glielo consegna Antonello Gioia, un volenteroso giornalista di MilanNews in trasferta a Riyadh. Arrivato da meno di una settimana e ancora in preda all'ottimismo degli inconsapevoli, Sergio Conceiçao accetta di buon grado. E deve sembrargli una buonissima idea gettarsi senza salvagente nel mare magnum della retorica da derby, facendosi immortalare da una mano ignota mentre fuma e balla la Danza Kuduro, sotto gli occhi di giocatori più incuriositi che conquistati. È successa, in effetti, una cosa incredibile: il Milan ha ribaltato un derby che perdeva 2-0 (non gli capitava dal 2004), subendo due cazzotti da Lautaro e Taremi quando fa più male, allo scadere del primo tempo e all'inizio del secondo, e ottenendo segnali straordinari dai due giocatori più forti e discussi della rosa.
Leao e Theo, Theo e Leao, sempre loro, una crasi ("Theao") che è anzitutto uno stato mentale. Dopo il solito recupero palla alto, stavolta di Morata su Asllani, su cui Inzaghi ricamerà molto (forse troppo), Mkhitaryan stende Leao appena entrato: su punizione Theo trova uno spiraglio nella barriera malmessa da Sommer. Poi Leao sguinzaglia Theo e questi mette a centro area una palletta stupendamente attaccata da Pulisic, che circumnaviga Bastoni e inchioda Sommer sul secondo palo. 93': ancora un impagabile Pulisic, costretto dalle circostanze nel ruolo di mezzala, premia il movimento di Leao che forse per la prima volta in cinque anni attacca uno spazio e serve lucidamente il compagno meglio piazzato, nella fattispecie Tammy Abraham.
Il più incredibile dei finali celebra ancora una volta la follia del Milan attuale e rabbuia l'umore dell'Inter che, dopo aver vinto sei derby di fila, ne perde due su due in circostanze romanzesche (a settembre, in campionato, al 90' aveva segnato addirittura Matteo Gabbia). E vai con le danze arabe. Lo sventurato Sergio non può ancora immaginare che che finirà presto al tribunale dei meme, che si ricorderanno molto bene di quel sigaro bello e impossibile dal sapor mediorientale: "È uscito il nuovo libro di Conceiçao: come smettere di fumare in un mese".
3. 22 APRILE 2024 - SOTTO LA PIOGGIA
La sconfitta di Istanbul ha reso l'Inter molto più forte e sicura di sé. Sembra una banalità per indorare la pillola di una sconfitta amarissima, ma è la verità scritta su carta lungo i trentotto capitoli di un campionato dominato a passo marziale, illuminato da ben nove vittorie con uno scarto da 4 gol in su (a Fiorentina, Atalanta, Milan...).
Il distacco è talmente ampio che il popolo interista si concede il lusso di fare i conti per l'aritmetica della seconda stella già a febbraio, e quale non è la meraviglia quando scopre che potrebbe succedere alla 33^ giornata: la giornata del derby. Si gioca di lunedì sera perché il giovedì prima il Milan è stato buttato fuori dall'Europa League dalla Roma di De Rossi: un tracollo talmente deprimente da concludere l'avvincente era Pioli. Fa un freddo dell'ostia, piove tanto e l'umidità costringe a rispolverare i cappottoni invernali, il che però non rende affatto la serata meno incandescente. Il popolo milanista si pietrifica all'idea che Inzaghi provveda a piantare l'ultimo chiodo nella bara di una stagione infelice, ma è proprio quel che succede: l'Inter è superiore in tutto, più pronta, più fresca, più reattiva, moralmente più a posto. Le manca solo un po' di freddezza nel passare alla cassa, perché i gol potrebbero essere almeno il doppio di quel che dice il risultato finale.
Il primo arriva ovviamente sul solito schema da corner, stavolta sfruttato da Acerbi, un mese prima finito al centro di un brutto caso di razzismo verso Juan Jesus, insabbiato per ragion di Stato come solo noi italiani sappiamo fare. Il secondo è un'altra saetta di Thuram, imprendibile per lo sfibrato Milan versione 2023-2024, una squadra disorganizzata, indisciplinata e pure vagamente stupida, simboleggiata dal carneade Adli che dopo cinque minuti è andato scioccamente a imbruttire Barella solo per vellicare la pancia dello stadio. A fine partita, gli altoparlanti di San Siro tentano di guastare una festa storica (in casa gioca il Milan) sparando musica techno a tutto volume: una mancanza di stile un po' puerile che suonerà come il sinistro trailer di una stagione successiva ancora peggiore.
2. 5 FEBBRAIO 2022 - SI È GIRATO GIROUD
L'asterisco sospende i giudizi e congela i pronostici: quanto pesa davvero questo derby di metà inverno, arrivato subito dopo una strana sosta di gennaio per via della Coppa d'Africa? L'Inter è tirata a lucido e gioca 60 minuti sontuosi, fermandosi ancora una volta a un solo gol di scarto per via di un grande Maignan (al suo primo derby) e di un sotterraneo eccesso di prudenza una volta sbloccato il risultato con il solito demonio di un Perisic, sugli sviluppi – indovinate? - di un calcio d'angolo.
Quel che succede dal 70' in poi non è prevedibile in nessun multiverso e fa parte della natura magica e dannata di un gioco che si diverte a tirarci scemi soprattutto nei derby. In breve: in totale controllo della situazione, Inzaghi cambia Lautaro, l'ammonito Calhanoglu e l'affaticato Perisic per Dimarco e i fossili Sanchez e Vidal, ritenuti più adatti a "gestire". D'altra parte Pioli ha già sostituito il pessimo Kessié con Brahim Diaz, e a quel punto lascia che sia. Giroud vince un contrasto con Sanchez e recupera un pallone su cui si favoleggerà a lungo; sullo sviluppo dell'azione è il più lesto ad avventarsi su un tiraccio di Diaz.
Di colpo siamo 1-1.
Il derby numero 230 imbocca il portale di un'altra dimensione e ribalta l'ordine precostituito: da Calabria a Giroud, che gira intorno a De Vrij con facilità irrisoria e conclude con un sinistro per nulla imprendibile che l'autunnale Handanovic si butta praticamente in porta da solo, scendendo altri gradini nella scala dell'ignominia presso i suoi tifosi. Per l'Inter 2021/22 sarà l'inizio della fine; per il Milan il principio di uno degli scudetti più romanzeschi e goduti della sua storia. Si dirà, non a torto, che a portieri invertiti quest'Inter-Milan sarebbe finito tanto a poco; ma l'estate interista verrà puntualmente guastata dal ricordo di quei cambi sciagurati, imputati a Inzaghi persino nelle interviste di alcuni suoi giocatori. La luna di miele milanista, che sembrava infinita, si riempie di strani oggetti volanti non identificati molti dei quali belgi, da Vranckx a De Ketelaere passando per Origi, fino a interrompersi di colpo. Quando siete felici, fateci caso.
1. 10 MAGGIO 2023 - IL PIANO SEQUENZA
Fin qui avete letto una collezione di momenti, di istanti improvvisi che spostano l'equilibrio, che poi è la condizione tipica di quasi tutte le grandi partite. Qui invece tutto il contrario: questo è il racconto di un piano sequenza. Il quarto d'ora iniziale della semifinale d'andata di Champions, vorticoso come quello che apre "Omicidio in diretta" di Brian De Palma, anche quello imperniato su un evento sportivo molto affollato come San Siro la notte del 10 maggio 2023, vent'anni dopo una semifinale che lascia scorie ancora oggi. Ci si aspetta il trionfo del tatticismo all'italiana, l'attesa a oltranza esasperata anche dalla soppressione della regola del gol in trasferta, che rende l'andata e il ritorno due partite perfettamente identiche. Invece è un maelstrom in cui una grande Inter, riveduta con acume da Inzaghi (Brozovic in panchina, Calhanoglu regista), trascina un avversario molto più terrorizzato che elettrizzato. Il Milan non prendeva gol da 104 calci d'angolo consecutivi, ovvero dal gol di Lautaro nel derby precedente (vedi punto 8): ma a Inzaghi è sufficiente una leggera manipolazione delle posizioni sul calcio piazzato di Calhanoglu e oplà, la marcatura di Tomori su Dzeko sparisce, e adesso è il povero Calabria a occuparsi (per così dire) del Cigno di Sarajevo libero di calciare al volo addirittura di piede. Poi è una slavina: Calabria si fa prendere alle spalle da Dimarco, Tonali perde il passo su Mkhitaryan, Theo scivola al momento di chiudere e al minuto 11 siamo già 0-2. Una sensazione di cupo terrore s'impossessa dei tifosi milanisti, esasperata dal tonante palo di Calhanoglu. C'è serio rischio che il proverbiale DNA europeo con cui il milanista ama pavoneggiarsi si sgretoli in mille pezzi e non ne rimanga che polvere, come un vampiro sorpreso da una luce accecante. È una slavina: si fa male Bennacer (un infortunio al ginocchio gravissimo da cui non si è ancora ripreso del tutto) e all'alba del minuto 16 a Maignan non resta che fingere un malanno muscolare per spezzare il ritmo e riordinare i pensieri. Poi l'Inter – ancora una volta – rallenta gattoneggiando, come spaventata dalla portata dell'impresa che potrebbe compiere, manda dentro i Correa e i Gagliardini e semplicemente decide che non prenderà mai gol: e non lo prenderà. I titoli di coda lasciano Pioli solo e trafitto da un raggio di luna, a scollarsi lentamente dal Milan, da Milano, dall'Italia e da questa estenuante teoria di derby con un epitaffio suo malgrado memorabile: «Nei primi sette minuti non erano mai entrati in area».