
Lo sanno i tifosi più fanatici: il momento emotivamente più duro di una partita di calcio non è quello dopo una sconfitta ma quello appena prima di una vittoria. Di una potenziale vittoria risicata e sofferta, ottenuta col minimo scarto. Una vittoria importante, che gli avversari minacciano con l’energia disperata degli ultimi minuti. Si soffre nella resistenza, si “stringe i denti”. Si soffre quando si perde una partita, ma si soffre di più quando non si vince una partita che si era molto vicini a vincere.
Nessuno sa questa cosa meglio di Massimiliano Allegri. Nessuno sta peggio di lui nei tremendissimi minuti finali, là dove il margine è stretto: pochi dettagli fanno la differenza tra il successo e il gettare via tutto il lavoro fatto. Cosa sarebbe l’inferno per Allegri: una lunga sequenza di gol subiti al novantesimo, di vittorie sciupate. Sono i minuti della sua follia, quelli in cui il suo corpo viene tutto piegato e deformato della tensione. Sono i minuti del suo lancio giacca. Se ne è fatta una convenzione, una firma, un marchio d’artista: come i movimenti di macchina di Scorsese, le luci del tramonto dei dipinti di Turner. I lanci di giacca di Max Allegri.
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