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Bocce per principianti
27 feb 2025
Uno sport associato ingiustamente all'anzianità e che invece ha molte sfumature.
(articolo)
18 min
(copertina)
Illustrazione di Giorgio Mozzorecchia
(copertina) Illustrazione di Giorgio Mozzorecchia
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Se vi dicessero che le bocce sono lo sport più antico del mondo non credo che fatichereste a crederci. La semplice parola, “bocce”, ha l’effetto dell’odore di naftalina dell’armadio dei nonni, porta dei ricordi, più o meno lontani, più o meno appassionanti.

È così anche per me. Più che avvicinarmi al mondo delle bocce ci sono cascato dentro: passare le estati da bambino a Demonte, in Valle Stura, significa passare gran parte del tuo tempo libero fuori da scuola, intorno ad una bocciofila. Ed è normale che tra una cedrata e un gelato, dopo partite infinite di calcio e dopo aver sognato di essere sulle strade del Tour de France in sella alla tua Atala, un paio di bocce ti capitino tra le mani. Anche solo per riposarsi.

Però, secondo l’Enciclopedia Treccani, il gioco delle bocce va molto più in là dei nostri avi e delle mie vacanze da bambino, infatti: “Se si ritiene fossero impiegate per un gioco le sfere in pietra rinvenute nel 1961 nella città neolitica di Catal Huyuk in Turchia, le prime tracce di un'attività ludica con le bocce possono essere fatte risalire al 7000 a.C.”. Anche se si sposasse la teoria dell’archeologo inglese James Mellaart che ritiene che le sfere turche fossero attribuibili più a pratiche religiose che non sportive, le prime pratiche del gioco delle bocce risalirebbero comunque all’epoca degli antichi egizi, dove pitture murali e geroglifici attestano che la pratica di giocare con sassi arrotondati fosse in voga fin dai tempi delle piramidi. I resoconti Omerici dell’Iliade, raccontano di giochi con piccole sfere di pietra rotolanti sotto le mura di Troia durante le ore dell’ozio, gli scavi di Pompei ci restituiscono un locale, poi definito bocciodromo, con otto bocce e un pallino e via discorrendo lungo i secoli attraverso tutte le molteplici sfaccettature dell’umanità fino ad oggi da noi conosciuta.

COME FUNZIONANO LE BOCCE
In Italia, oggi, è difficile non sapere che cosa sia il gioco delle bocce, ma per i meno avvezzi può essere utile dare una definizione. Il gioco delle bocce consiste, nella maggior parte dei casi, in una partita tra due squadre, composte da uno, due e/o tre giocatori ciascuna, le quali, con delle sfere metalliche, tipicamente chiamate bocce, puntano a lanciarle più vicine a una sfera più piccola, tendenzialmente di legno, tipicamente chiamata boccino o pallino.

In Italia il gioco delle bocce, regolato dalla FIB (Federazione Italiana Bocce) conta 5 diverse discipline: raffa, volo, pétanque, boccia paralimpica e beach bocce. Può essere utile elencare le principali differenze.

La raffa nasce in Italia e nel nostro Paese è la disciplina che raccoglie il maggior numero di giocatori. Le bocciofile con più tradizione e con i risultati migliori a livello di tornei federali si concentrano in particolar modo nel centro Italia.

Il volo, invece, è praticato soprattutto nel Nord Italia. Anche considerate le sue sottodiscipline è la più “attiva” perché comprende nella partita una parte di corsa.

La pétanque è la specialità delle bocce più praticata al mondo. In Italia è soprattutto sviluppata nelle regioni vicino alla Francia: Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta la fanno da padrone, in particolare le zone dove si parla occitano.

Nella boccia paralimpica la boccia, da in piedi e/o da seduti, si getta, si lancia, si calcia e si può mettere in gioco attraverso uno speciale scivolo. La disciplina fu inserita all’interno del programma paralimpico nel 1984 e da allora sta crescendo nei numeri in maniera esponenziale. Porta con sé l’inclusività generazionale e di genere propria dello sport delle bocce e la amplia. Grazie alla boccia paralimpica tutti possono giocare a bocce nonostante differenze fisiche, intellettivo-relazionali, sensoriali.

In questo bel servizio della trasmissione RAI O anche no il concetto è ben spiegato dagli atleti presenti ai campionati italiani di Chianciano Terme lo scorso novembre. Di come le bocce siano insomma un veicolo per cambiare la percezione di che cosa si è capaci di fare. Anche attraverso l’agonismo come fa notare Gabriele Zendron, azzurro di boccia paralimpica: «Oggi mi alleno circa 10 ore a settimana suddivise in 4 allenamenti più le simulazioni di gara prima degli appuntamenti più importanti».

Il beach bocce è la nuova arrivata. È esattamente quello che implica il nome: si gioca a bocce sulla sabbia, su un campo livellato grossolanamente. Fortemente voluto dalla federazione come veicolo promozionale ricalca quasi in toto l’attività che tutti avrete visto e/o giocato almeno una volta sui litorali italiani, però essendo regolata a livello federale è stata resa uno sport vero e proprio. Il primo campionato italiano si è giocato a Genova in occasione della manifestazione “Genova 2024, Capitale Europea dello Sport”. La selezione dell’Emilia Romagna si è laureata campione.

LE DIFFERENZE TRA LE DISCIPLINE
Il principio di base è sempre lo stesso per tutte le discipline: avvicinarsi al boccino. Viene solo declinato in modi e con regole diverse. Nella parte di Piemonte da dove vengo io, tralasciando il beach bocce per ovvie ragioni geografiche, la distinzione è molto più semplice: “da fermo” o “alla lunga”. Tecnicamente non corretto, ma comunque efficace: può aiutarci in una prima distinzione.

Se da un lato il gioco di raffa e volo sono caratterizzate da una possibilità di movimento del giocatore fino a una linea tracciata perpendicolare al campo di gioco, che si estende per 28 metri massimo; dall’altro lato, il gioco della pétanque, che in lingua occitana significa letteralmente “piede ancorato al suolo” si gioca da un punto di partenza delimitato da un cerchio in un campo da gioco più piccolo (tipicamente largo uguale a un campo di raffa o volo ma lungo la metà) comunque non più lungo di 15 metri.

Anche il fondo del campo di gioco è diverso a seconda delle discipline. Se nella pétanque può essere irregolare con terriccio e ghiaietta, nella raffa e nel volo il fondo è più regolare, anzi necessariamente più regolare. In particolare il campo da raffa necessita di una levigatura perfetta, in modo che la tecnica di lancio della boccia sia garantita e necessita anche di tavole verticali di circa 25 cm a delimitare la corsia di gioco. Solitamente la pavimentazione è di materiale sintetico.

Il volo può essere giocato sia su un campo in terra battuta che su asfalto ricoperto da sabbia. Spesso quest’ultima opzione viene utilizzata in caso di tornei molto grandi, dove le bocciofile non sono sufficienti a contenere i campi necessari. Personalmente l’ho visto alla Coppa Città di Asti dove per ospitare la 110a edizione (!) con circa 500 atleti provenienti da sei diverse nazioni (Italia, Francia, Svizzera, Slovenia, Croazia e Principato di Monaco) è stato necessario disegnare 32 campi supplementari su un piazzale della città.

Le bocce stesse cambiano da disciplina a disciplina. Le bocce da pétanque sono le più piccole, hanno un diametro compreso tra i 70 e gli 80 millimetri, sono di metallo e pesano tra i 650 e gli 800 grammi. Le bocce da volo sono sempre in metallo ma sono cave, hanno un diametro maggiore tra i 90 e i 110 mm e un peso che varia dai 900 ai 1200 grammi. Infine le bocce da raffa sono in resina termoindurente, hanno un diametro nell’intorno dei 107mm e un peso che varia tra gli 860 e 920 grammi.

In questo breve ma necessario excursus nei meandri dei regolamenti, abbiamo parlato di cosa divide le varie discipline, ma cosa le accomuna? In questo video su YouTube il CONI racconta le bocce attraverso le parole di quattro campioni di quattro discipline differenti e ne fa un ritratto quasi più emotivo che tecnico. Adrenalina, passione, fiducia in se stessi, precisione, forza mentale, concentrazione sono alcuni dei valori che emergono dal video, però ad un occhio attento emerge anche la domanda principale del gioco delle bocce, quella che chiunque si sia avvicinato a una bocciofila in vita sua ha sicuramente sentito pronunciare: bocci o vai a punto?

LE STRATEGIE
Eh sì, perché a prescindere dalle discipline, la prima grande, importante divisione si fa rispondendo a questa domanda. Nelle bocce arrivare vicini al pallino è l’obiettivo del gioco. Più vicini si è, meglio è. Quello che in termini tecnici viene definito “accosto” è un’arte.

A seconda degli avversari e del momento della partita è più o meno opportuno avvicinarsi al pallino, talvolta può essere più utile semplicemente mettersi davanti, leggermente corti a disturbare l’avversario, altre volte sufficientemente vicini ma non vicinissimi per far innervosire gli avversari, nei casi migliori si va clamorosamente attaccati al boccino, quasi a volerlo baciare.

Talvolta un accosto lo bacia per davvero il boccino e quando ciò accade viene chiamato “biberon”.

Le regole del gioco delle bocce però permettono l’inserimento di un guastatore. Non solo permettono agli altri di inserirsi tra te e l’obiettivo, con i tuoi stessi mezzi dell’accosto, ma gli permettono addirittura di spostarti e spazzarti via. La bocciata.

La bocciata avviene quando la boccia viene lanciata con forza su un altra con l’intento di spostarla, possibilmente facendola uscire dal campo, rendendola fuori uso, inutile.

In un vecchio video delle Teche Rai del 1958 il giornalista ha il compito di provare a descrivere il gioco delle bocce ai neofiti. Descrive la bocciata come un gesto brutale, quasi violento. Come se il mondo si dividesse in due: chi preferisce fare il punto, avvicinandosi il più possibile al suo obiettivo e chi invece preferisce arrivare al proprio obiettivo sabotando il lavoro degli altri (non è del tutto così ma effettivamente è un aspetto a cui effettivamente non avevo mai pensato).

A prescindere dalle emozioni che può o meno suscitare, la bocciata è comunque una parte fondamentale del gioco delle bocce, forse la più importante. Da uomo di accosto, sommessamente non posso fare a meno di notare che nella mia esperienza non ho mai visto un puntatore battere un bocciatore. Semplicemente perché le sue armi sono più limitate.

La bocciata è anche la giocata di gran lunga più spettacolare. Nel gioco della raffa va dichiarato prima il bersaglio e va dichiarato se verrà colpito al volo o se verrà colpito di raffa (toccando il terreno prima). Nella disciplina a volo si può evidentemente colpire solo a volo.

Ma la bocciata più spettacolare di tutte è sicuramente quella che si produce più spesso nella pétanque, che i francesi definiscono “Carreau” e che ho sentito nominare in italiano come “trucco”, “paletto”, “fermo”. Sostanzialmente la boccia, ruotando all’indietro nelle dita della mano, prima di essere lanciata ha un potente effetto di back spin e, una volta colpita la boccia avversaria in maniera precisa nella parte superiore della faccia davanti, non solo la sposta ma la sostituisce.

Per la realizzazione di questo pezzo ho avuto modo di parlare con Virginia Venturini, 5 volte campionessa italiana, 3 volte argento e 2 volte bronzo europea, 3 volte bronzo mondiale e una degli atleti protagonisti del video del CONI a cui facevo riferimento prima

Venturini è una bocciatrice in una specialità del volo in cui le regole che ci siamo dati fino ad ora c'entrano poco. Nella disciplina del volo progressivo si corre e si boccia, si boccia e si corre, piuttosto letteralmente.

Ai due lati del campo è posto un tappetino con 6 buchi, all’interno dei quali viene posta una boccia bersaglio da colpire. Dopo la bocciata, qualunque sia l’esito, si corre dal lato opposto, si prende un’altra boccia e si tira al bersaglio opposto. Se la bocciata ha avuto esito positivo, verrà spostata nel buco successivo al turno dopo, altrimenti rimarrà dov’è. Più bocciate a buon fine più punti, e così via per 5 minuti.

«Mi sono appassionata un po’ per caso al gioco delle bocce perché una squadra locale aveva bisogno di un Under 18 per completare la squadra e poter partecipare alle competizioni federali. Io facevo atletica e conoscevo le bocce perché mio padre giocava a livello amatoriale. So che anche mio nonno giocava a bocce ma non l’ho mai visto giocare».

«Io mi sono appassionata strada facendo, mi sono innamorata sul campo, diciamo. Ho visto le prove alternative molto atletiche e venendo dal mondo dell’atletica ho cominciato a pensare di poterlo fare. Poi chiaramente arrivano i primi risultati e vieni catapultato in un vortice di emozioni. Inizi magari a vedere la Nazionale e quindi cominci a sentire il brivido di poter vestire la maglia azzurra. Non fa tanta differenza quale sia lo sport, quando hai 18 anni la maglia azzurra va al di sopra di tutto. Cominci a lottare per qualcosa di importante e da lì inizia la passione e quello aiuta».

Quando si pensa al mondo delle bocce, difficilmente ci si immagina una disciplina faticosa a livello fisico, ma guardando su YouTube le gare di tiro progressivo sembra tutto meno che riposante. Virginia me lo conferma: «Hai una preparazione da mezzofondo, alla fine corri 5 minuti e facendo tutto il campo corri un po’ più di 1km, 1km e 100, 1 km e 200m. Perché chiaramente è importante colpire i bersagli, quindi la componente tecnica, ma altrettanto importante è correre».

«Se l’avversario corre più di te, potenzialmente può colpire più bersagli di te. Infatti gli atleti che fanno quella prova, possono tranquillamente cimentarsi in altri sport perché ci vuole una base atletica importante. Anche perché se arrivi meno stanco a tirare sei anche più lucido».

La lucidità immagino derivi anche dalla capacità di concentrarsi. «Parli con una che non ha mai fatto dell’aspetto mentale un aspetto vincente e me ne rammarico», mi dice «Probabilmente se fossi stata seguita di più da quel punto di vista avrei potuto fare di più e me ne rendo conto. È sempre stato un mio tallone d’Achille e lo so benissimo. Però nelle prove veloci l’aspetto mentale pesa di meno perché o sopravvivi o pensi a quello che stai facendo. Nel tiro di precisione che c’è anche nella pétanque o nella partita tradizionale dove magari ci sono un sacco di persone che ti guardano, il silenzio, un bersaglio, se lo colpisci vinci se non lo colpisci perdi, l’aspetto mentale è determinante».

Ripenso alle parole di Virginia mentre assisto dal vivo al big match di Serie A di pétanque tra la Vita Nova di Savigliano e la Biarese di Demonte. La Biarese è campione d’Italia in carica e nel Vita Nova gioca tra gli altri forse il migliore di tutta la lega: Davide Laforé, unico campione del mondo in carica a giocare nel campionato italiano.

LE BOCCE DAL VIVO
Perché sì, la Nazionale italiana in autunno ha vinto i Campionati Mondiali di Pétanque in una partita all’ultimo “trucco” contro il Madagascar in un palazzetto di Digione gremito. Diego Rizzi, Alessio Cocciolo e Andrea Chiapello giocano oggi tutti nel campionato francese.

Mi stupisce sempre la popolarità della Pétanque in Francia. In ogni centro abitato è sempre facile trovare un campo. Molto meno facile trovarlo vuoto. Un dettaglio esemplificativo è la pagina Wikipedia di Diego Rizzi, presente solo in lingua francese. E stiamo parlando molto probabilmente del migliore giocatore italiano della storia della pétanque. Soprannominato l’ALIENO, anzi LALIENO (scritto alla francese) ha vinto nelle varie categorie 46 volte il campionato italiano, 6 volte il campionato d’Europa e tre volte il campionato del Mondo.

In Italia è probabilmente passato sulle vostre timeline sui social per aver bestemmiato dopo una bocciata mancata durante il torneo Másters perché uno del pubblico ha starnutito durante la sua preparazione. Un peccato.

Nonostante non fossi esattamente super partes, sugli spalti della bocciofila di Savigliano non ho mai starnutito e anzi mi sono goduto una partita splendida, equilibrata, tirata fino all’ultimo.

D’altra parte non poteva essere altrimenti, in campo c’era la crema della crema: oltre al campione del Mondo, Gianni Laigueglia ha 28 campionati italiani in bacheca, Stefano Bruno 14, Florian Cometto è stato campione europeo e potrei andare avanti all’infinito. Mal contati sul campo c’erano un centinaio di trofei tra italiani, continentali e mondiali.

Non mi ero mai reso conto di quanto una partita di bocce fosse così simile a una coreografia. Innanzitutto quando qualcuno tira tutti si fermano per permettergli la massima concentrazione.

Per i colpi più importanti il palazzetto fa silenzio per poi esplodere in un boato qualora sia andato a buon fine. Il rispetto di questa etichetta è particolarmente importante per i giocatori, il principio generico del non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te è probabilmente la chiave.

Ma il mio momento preferito è di gran lunga il momento che precede la bocciata, quando gli atleti prendono la mira. In quel momento si vedono i movimenti più svariati. Sembrano passi di danza, movimenti di judo o karatè. C’è chi tradizionalmente oscilla leggermente il braccio e tiene la boccia vicino al bacino, chi la tiene con il palmo della mano verso il basso, chi verso l’alto, chi la porta sopra la testa in una posizione simile alla mossa finale di karatè kid, chi la tiene di fronte al volto, chi chiude un occhio. Le mosse più vistose sembrano sempre esagerate specialmente se la bocciata non va a buon fine, ma non capita spesso in Serie A.

La cosa che mi stupisce di più delle partite è la quantità di bocciate. Basta che la boccia a punto sia in un raggio di circa 50 cm dal boccino per triggerare il bocciatore. Il campo è quasi sempre aperto, lasciato libero, la quantità di paletti è impressionante. La strategia si gioca più nella lunghezza del lancio del pallino. Mi pare piuttosto evidente fin dalle prime mani che a Demonte piaccia giocare sul corto 6/7m mentre a Vita Nova piaccia andare più sul lungo tra gli 8 e i 9 metri.

È una strategia dettata principalmente dal bocciatore, dalla sua capacità e abitudine di bocciare a quelle distanze. Sento dietro di me un altro avventore della bocciofila ricordarlo al suo vicino: «Per Davide a 8 metri sono tutti paletti». Non è andato lontano dalla realtà.

Per parlare di questi temi ho sentito la necessità di confrontarmi con Elvis Re e Mattia Melchio, le due persone che da bambino tra una partita di calcio e l’altra mi hanno insegnato a giocare a bocce. Demontesi, bocciatori e soprattutto grandi conoscitori del mondo amatoriale della pétanque, quello fuori dai tornei codificati e regolati dalla federazione.

Elvis mi corregge subito: «La lunghezza del boccino non è solo la capacità del bocciatore, ma ti dice la tattica di squadra. A quei livelli a 6/7 metri la bocciata è scontata. Se giochi corto vuol dire che vuoi attaccare l’avversario, se giochi lungo vuoi andare in difesa».

Immaginiamoci quindi la lunghezza del pallino come se fosse una sorta di polmone. Lanciarlo corto vuol dire che vuoi opprimere l’avversario, lasciarlo senza fiato. Lanciarlo lungo vuol dire che vuoi prenderti il tuo spazio, respirare. Prendere tempo.

Il tempo è importante nelle gare federali perché spesso non si riesce ad arrivare a 13 altrimenti le gare durerebbero in eterno. Ci si prende fino a 40-45” prima di tirare, alle volte si viene esortati dall’arbitro per accelerare la giocata. Spazi riempiti di parole, di strategia collettiva. Mi stupisce anche il momento time out chiamato saggiamente dal capitano nei momenti di maggior difficoltà.

LE BOCCE IN ITALIA
La Valle Stura di Demonte, vicino Cuneo, è un po’ il paradiso italiano della Pètanque, ogni paese ha i suoi campi, i suoi tornei, specialmente d’estate.

Ad agosto, complici anche i santi patroni dei vari paesi della valle è un susseguirsi. «Si inizia a Rialpo poi Perosa, Cornaletto, Festiona, Bergemolo, Demonte, Perdioni, Aisone, Vinadio e poi è finita l’estate», mi ricorda Mattia. Elvis mi spiega le modalità: «Ci sono i tornei a sorteggio dove ti iscrivi, ti danno un compagno a caso e poi è a eliminazione diretta. Ci sono i tornei a baraonda dove ti iscrivi e ogni partita hai un compagno diverso e tutti giocano 3 partite. Alla fine di ogni partita ricevi la differenza dei punteggi. E poi alla fine si compila la classifica. Infine i tornei a coppia fissa dove ti presenti con un compagno che ti scegli ed è a eliminazione diretta. Uno dei più famosi è il Forneris a Demonte».

Per evitare di avere una competizione squilibrata nei tornei a coppia fissa spesso si inseriscono dei vincoli, dove chi gioca in Serie A deve giocare almeno con uno di C e il massimo concesso è BB. «Perché altrimenti non ci si diverte», mi dice Mattia.

Il trofeo più bello in assoluto però è il Mondial La Marseillaise á Pétanque, un trofeo organizzato dal giornale La Marseillaise che si svolge a triplette, dentro al Parque Borely, a Marsiglia. Partecipano decine di migliaia di persone e assistono dal vivo centinaia di migliaia di spettatori.

È aperto ad amatori e professionisti ed Elvis ci ha giocato: «È una festa pazzesca. Il livello è misto, incontri di tutto: da chi non ha mai giocato, al campione del Mondo. C’è gente da tutto il mondo, da Tahiti alla Svezia. Si giocano tre partite al giorno ad eliminazione diretta. Io sono contento di essere uscito il secondo giorno ma soprattutto perché abbiamo giocato contro un campione».

Immaginatevi l’emozione di poter giocare una partita contro il migliore del mondo del vostro sport preferito. Non so quanti sport possano vantare qualcosa di simile.

Dylan Rocher è probabilmente uno dei migliori giocatori di pétanque di sempre, ha vinto il trofeo 4 volte e spiega la difficoltà del torneo con le stesse parole ma dall’altro punto di vista: «I primi giorni sono quasi folkloristici perché incontri anche gente alla prima partita, però sono i più difficili perché magari ti rilassi e invece incontri squadre che ce la mettono tutta e sei subito in difficoltà».

Prima degli anni ‘80 - ‘90 anche in Valle Stura a farla da padrone era la disciplina del volo poi la Pétanque ha preso il sopravvento. Secondo Elvis è anche dovuto all’invecchiamento della popolazione in montagna. La pétanque è meno faticosa.

Curiosamente la leggenda vuole che la Pétanque nasca in Provenza, nel magnifico porto de La Ciotat, proprio per ovviare ai problemi motori di alcuni giocatori di volo, disciplina che in Francia viene chiamata “bocce alla Lionese” ponendo l’accento sulla città di origine del gioco.

L’invecchiamento dei giocatori è un problema comune a molte discipline mi conferma Virginia Venturini: «Non è facile avvicinare i giovani perché come sport è poco pubblicizzato. Cerchiamo di andare nelle scuole attraverso i progetti del CONI. E non è difficile portarlo nelle scuole come sport ma magari ti trovi nelle palestre e non è la stessa cosa come giocare in bocciofila. Si prova a fare promozione ma è difficilissimo».

Un grosso impulso allo sport potrebbe essere dato dall’accettazione ai Giochi Olimpici ma neppure in Francia i tentativi sono andati a buon fine. Le speranze sono flebili. La federazione italiana ospiterà i Mondiali di Pétanque a Roma dal 18 al 21 settembre, sarebbe bello potesse essere un’occasione di avvicinamento per molti.

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