
Pensavo che nelle postazioni di alta classifica, in teoria più vicine al sole, facesse caldo. Si vede che, da tifoso del Bologna, non ero abituato. L’anno scorso ho imparato che inerpicarsi lassù è come salire un Ottomila: quando monta il vento, si gela. Fuor di metafora, man mano che ci si avvicina alle ultime giornate di campionato si scatenano i turbini destabilizzanti delle voci di mercato.
Primavera 2024, Motta in panchina, la squadra inaspettatamente a lottare per l’Europa. Non passa giorno senza che si legga sulla stampa sportiva che i rossoblù sono in smobilitazione: Zirkzee è già del Milan e Calafiori della Juve (come no…).
Quest’anno, con mister Italiano e di nuovo ai piani nobili della Serie A: ormai Castro ha detto sì all’Inter, uno fra Beukema e Lucumi partirà certamente, forse entrambi, e se a un grosso club salta il ghiribizzo di prendersi anche l’allenatore, non avremo certamente gli argomenti per trattenerlo. Staremo a vedere. Personalmente non credo a metà di quel che leggo durante il girone d’andata, figurarsi al ritorno. Resta la consapevolezza che andarsi a giocare un posto in Europa contro una delle solite note, in un Paese restio al cambiamento come il nostro, non ha nulla di scontato.
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