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L'ultima danza dei T1 ai Worlds di League of Legends
04 nov 2024
Reportage dalla finale, disputata alla O2 Arena di Londra.
(articolo)
17 min
(copertina)
Adela Sznajder/Riot Games
(copertina) Adela Sznajder/Riot Games
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(ON)

Situata nella zona di Greenwich, la O2 Arena brulica quotidianamente di londinesi e visitatori. Tutto attorno è un centro commerciale con negozi, ristoranti, bowling, SPA e persino un hotel. Passeggiando in un sabato pomeriggio qualsiasi lungo il percorso circolare interno, protetti dal freddo e dalla pioggia, è possibile assistere a un via vai di migliaia di persone, incluse famiglie e adolescenti, dediti alle attività più disparate, arrampicata inclusa. Sabato, quando anche io faccio parte di questo formicaio, ci sono però anche un'altra tipologia di persone, non molto diversa da quella che nel 2012 assistette alla vittoria della finale olimpica per il basket vinta dalla squadra composta dal quintetto Kevin Durant, LeBron James, Kobe Bryant e Carmelo Anthony.

Non sono propriamente appassionati di basket, in realtà, perché oggi si disputano qui le finali del campionato del mondo (o più brevemente i Worlds) di League of Legends, uno dei titoli esports più seguiti e giocati a livello globale. Dopo un mese di competizione tra Berlino e Parigi, a giocarsi il titolo finale all'ultimo atto dei Worlds sono stati una squadra cinese, i Bilibili Gaming, e una squadra coreana, i T1, in un palazzetto con una capienza massima da 20mila posti che ha registrato il sold out di circa 15mila posti. Tutti per vedere la sfida tra questi due quintetti: dieci giocatori, ognuno davanti al proprio computer.

Cina e Corea del Sud, con le proprie squadre, rappresentano un appuntamento quasi fisso nelle finali mondiali di League of Legends, e la O2 Arena in queste occasioni si trasforma quasi in uno stadio orientale. Le squadre europee sono uscite dai radar dei protagonisti da diversi anni: l'ultimo vero acuto del Vecchio Continente risale alla stagione 2018/2019, quando Fnatic e G2 Esports arrivarono in finale nei due rispettivi anni, perdendo in entrambi i casi. Da quel momento sono arrivate solo Top 8, fino al disastro dell'ultimo biennio: per la prima volta infatti nessuna squadra europea ha raggiunto i quarti di finale per due anni consecutivi. Risultato invece raggiunto dai FlyQuest, organizzazione nordamericana campione in carica dell'LCS che, giocando con un proprio stile, seppur non canonico, ha messo in difficoltà numerose squadre, inclusi i coreani Geng, candidati numeri uno alla vittoria finale. Quest'ultimi vincitori del Mid-Season Invitational, il primo evento internazionale della stagione, e di quattro degli ultimi cinque campionati coreani (finalisti negli ultimi sei). Insieme a loro tra i favoriti anche i Bilibili Gaming, che prendono il nome da quello che è di fatto il Facebook (ma non solo) cinese: i BLG hanno conquistato entrambi i campionati di Pechino nel 2024, con "Knight", il midlaner, che ha giocato tutte e sei le ultime finali della Pro League cinese di League of Legends, la LPL, con tre squadre differenti.

Il volto del team però è "Bin", un omone che gioca nel ruolo di toplaner ed è tra i più apprezzati e seguiti della scena, anche per la sua esuberanza. Prima della semifinale di Parigi, al momento dell'ingresso, si è sfilato la giacca e l'ha lanciata verso il pubblico come una rockstar.

Per la verità, i Bilibili non hanno iniziato il Mondiale nel migliore dei modi, rischiando addirittura di venire esclusi dopo due sconfitte nelle prime tre partite della fase di svizzera (il formato molto diffuso negli esports e da questa stagione adottato anche dalle coppe europee di calcio, in cui anziché il classico girone all'italiana le squadre si sfidano in un girone unico giocando contro squadre con lo stesso numero di vittorie). Nella conferenza stampa pre-partita Elk, botlaner dei BLG, aveva raccontato ai media presenti: «Non siamo riusciti a scrollarci subito di dosso la responsabilità di rappresentare il nostro Paese. Abbiamo iniziato questo Mondiale con tanta pressione mediatica addosso e abbiamo avuto delle difficoltà a liberarci mentalmente». La svolta è arrivata dopo la sconfitta con i T1 nella terza partita: fuori il jungler Wei, troppo passivo e poco propositivo, dentro Xun che rimarrà il titolare da quel momento fino alla fine del Mondiale, finale inclusa.

Se da un lato ci sono i cinque, anzi sei, cinesi dei Bilibili - Bin, Wei e Xun, Knight, Elk, On - dall'altro ci sono i cinque coreani proprio dei T1, campioni mondiali in carica. Non solo sono tornati a disputare la finale per difendere il titolo conquistato in casa, a Seoul, nel 2023, ma si trovano alla loro terza finale consecutiva, in un arco narrativo iniziato con una bruciante sconfitta, quella con i DRX al quinto game che è costata loro il titolo iridato nel 2022. I T1 nell'arco degli ultimi tre anni non hanno mai cambiato interpreti: Zeus, Oner, Faker, Gumayusi e Keria. Abbreviato con la sigla ZOFGK, è da molti indicato come il roster più forte nella storia di League of Legends.

Ed è difficile dar loro torto. Nei quattordici anni competitivi di League of Legends (il primo Mondiale è datato 2011) solo due squadre hanno disputato tre finali mondiali consecutive, in realtà la stessa: i vecchi SK Telecom T1 K, nel triennio 2015-2017, vincendone due, e i T1, nel triennio 2022-2024. Faker, il midlaner, il GOAT di League of Legends, accostato a nomi come Tiger Woods o Michael Jordan in qualità di leggende delle rispettive discipline, è l'unico a essere ancora presente, diventando il primo giocatore a disputare tre finali mondiali consecutive per due volte. Per dire di quanto longevo sia questo personaggio, un'eccezione purissima nel panorama esports che tende a fagocitare tutto molto velocemente, di lui vi avevo parlato su Ultimo Uomo già nel 2016, quando aveva vinto “appena” due campionati mondiali: il primo nel 2013 e il successivo nel 2015. Da quel momento ne avrebbe vinti altri tre nel 2016, nel 2023 e pochi giorni fa a Londra nel 2024. Ma questo i T1 ancora non lo potevano sapere.

Nessuno, tra l'altro, li dava davvero per favoriti, visti i risultati ottenuti nella seconda parte della stagione. Lontani dalle finali del campionato coreano, in crisi nel momento decisivo del Regional Qualifier, in cui hanno rischiato di essere eliminati dalla corsa alla qualificazione mondiale dagli storici rivali dei KT Rolster.

La cerimonia d'apertura

Alla conferenza stampa pre-finale, però, i T1 sembrano distesi, sereni, consapevoli che, quando si arriva al Mondiale, la partita cambia. «Non importa quando, dove o come, ma nel momento in cui mettiamo piede al mondiale sappiamo che giochiamo a casa nostra», ha detto Faker con l'aura del giocatore da momenti decisivi. Le due squadre, al Media Day del giorno che precede la finale, si ritrovano di fronte per lo shooting fotografico e per rispondere alle domande dei giornalisti arrivati da tutto il mondo. Ci sono i principali media cinesi e coreani, le testate di settore occidentali, c'è anche un inviato del New York Times.

I giocatori di entrambe le squadre sembrano voler evitare in ogni modo il contatto visivo con gli avversari. Nessun sorriso, nessun segnale di sfida, nessuno cerca di intimorire l'altro. La sensazione, però, è che i T1, abituati a queste situazioni, siano più rilassati, mentre i Bilibili tradiscano una tensione palpabile.

Come ogni anno la finale è preceduta da uno show in cui si susseguono le canzoni prodotte dalla sezione Music di Riot Games, il publisher di League of Legends, durante l'anno. C'è Still Here, di Mars Atlas dei Forts e Tiffany Aris, la canzone che ha accompagnato il video di inizio stagione a gennaio; c'è Ashnikko con Paint the Town Blue, una delle prime canzoni pubblicate della colonna sonora della seconda stagione di Arcane (la serie animata ispirata all’universo di League of Legends in uscita il 9 novembre); ci sono, soprattutto, i Linkin Park, tornati ad esibirsi con una nuova cantante (Emily Armstrong) proprio quest'anno dopo una lunga pausa dovuta alla prematura scomparsa del cantante Chester Bennington. Se questa scelta vi sembra strana, anche un po' dissonante visto il contesto futuristico, la spiegazione è questa: uno dei due singoli con cui è stato lanciato il nuovo album (in uscita nelle prossime settimane) è stato realizzato proprio con Riot Games per diventare l'inno del mondiale 2024. Si chiama Heavy is the Crown e in questo caso fa da sottofondo a un video animato che racconta di come Faker e i T1 debbano difendere il titolo del 2023 dai nuovi pretendenti al trono di re di League of Legends.

«Mike Shinoda [il fondatore dei Linkin Park] è un vecchio amico del founder di League of Legends e appassionato di Valorant», mi ha raccontato Bob Debellina, tra i producer di Riot Music «L'idea di coinvolgere i Linkin Park girava per Riot da tempo ma non eravamo mai riusciti a trovare l'occasione giusta. Ora che era finalmente arrivata, non potevamo non approfittarne». Heavy is the Crown è un pezzo dalle tipiche sonorità dei Linkin Park, ed è straniante sentirlo nel 2024. «Video e canzone si sono evoluti di pari passo, abbiamo parlato costantemente con Mike», continua Debellina, spiegando come si sia creata una sinergia che ha portato a uno dei più grandi successi di sempre per Riot. Il video è diventato l’inno dei Mondiali più visto di sempre sul canale Youtube di League of Legends nelle prime 24 ore con 9,2 milioni di visualizzazioni. La stessa cerimonia di apertura con i Linkin Park ha registrato il numero più alto di sempre di spettatori simultanei con 4,2 milioni di utenti connessi in tutto il mondo. Uno spettacolo di giochi di luce, fuochi, ombre, e coinvolgimento dei presenti nell'arena. Ogni singolo posto aveva un braccialetto che si illuminava con vari colori nei momenti clou della cerimonia (e che avrebbero continuato a funzionare anche durante la partita a seconda di cosa accadeva) rendendo di fatto il pubblico parte integrante e protagonista stesso dello spettacolo.

Uno spettacolo inaspettatamente emozionante che, arrivato al suo culmine, ha mandato in onda il filmato di presentazione dei giocatori. Una specie di documentario, con interviste, sulle loro sensazioni. Cosa significa per loro essere lì? Quanti sacrifici hanno fatto per arrivare a giocarsi una finale mondiale? Le ore trascorse ad allenarsi, le critiche dei tifosi quando i risultati non arrivano. A un certo punto il filmato inquadra i giocatori uno a uno, seduti da soli in un cinema davanti a uno schermo, registrando la loro reazione alla comparsa dei loro parenti in collegamento. Ecco il padre di Bin, che ricorda quando giocando non riusciva a proseguire in un livello e arrivava il figlio ad aiutarlo; le nipoti di Keria, madri, sorelle, zii, tutti e tutte pronti a supportare i loro figli, fratelli o cugini che si stanno per giocare la semifinale mondiale. La nonna di Faker ha addirittura affrontato l'intero viaggio dalla Corea per venire a Londra e sostenere il nipote dal vivo. Intravedo occhi lucidi e anche io, come dice il famoso aforisma, non mi sento tanto bene.

La finale

Per fortuna comincia la partita. L'inizio è decisamente dalla parte dei cinesi: i T1 sono sorpresi dall'intraprendenza dei Bilibili che chiudono il primo game in meno di 30 minuti. Chi era accorso per vedere i T1 trionfare inizia a preoccuparsi: la sensazione generale è che i BLG abbiano preparato tutto alla perfezione e che sarà difficile per i T1 trovare delle risposte.

Il secondo game, però, ribalta le sensazioni: i T1 non sono “rimasti negli spogliatoi” ma hanno capito come arginare l'aggressività degli avversari, migliorando soprattutto alcune scelte in draft, la fase di selezione dei personaggi, facendo capire che sarà un serie combattuta. I primi tre game volano però via rapidamente e non ci si deve stupire: quando a giocare sono squadre di così alto livello, appena una riesce a prendere un minimo vantaggio è difficile che lo perda. In poco meno di due ore i Bilibili si trovano sul 2-1 a matchpoint.

È difficile dirlo con precisione, ovviamente, ma la sensazione è che gli europei si sono divisi nel tifo, e lo dimostrano i cori “T1 fighting” e “BI EL GI BI EL GI” che si intervallano durante il match, mi sembra alla stessa intensità. Il risultato è un'arena sostanzialmente neutra, che chiede solo che lo spettacolo si prolunghi il più possibile. Una situazione che avvicina gli esports al tennis. Persino alcuni dirigenti di Riot, con cui ho scambiato due chiacchiere tra un'intervista e l'altra, auspicano cinque game, un 3-2 che porti spettacolo e lustro al videogioco. Insomma, sarebbe strano il contrario.

D'altronde l'anno prima i T1 avevano letteralmente strapazzato i Weibo in un altro match tra Corea e Cina, vincendo 3-0. Nonostante una finale poco combattuta, quel match era comunque diventato l'evento più visto nella storia dell'esports: 6,1 milioni di spettatori simultanei di picco. “Era”, perché la finale 2024 ha permesso a League of Legends di superare se stesso, registrando, secondo la piattaforma Esports Charts, 6,9 milioni di spettatori, escludendo i numeri degli streaming cinesi. Dati che non vengono presi in considerazione perché calcolati dagli stessi provider di Pechino in modo differente rispetto al resto del mondo. Ovviamente è un conteggio che vale quello che vale, ma a spanne potremmo aggiungere altri 10-15 milioni di spettatori, essendo il titolo molto popolare in Cina ed essendo arrivato in finale un team cinese.

Il titolo mondiale, poi, manca alla Cina da tre anni: l'ultimo è targato Edward Gaming, arrivato nel 2021. In totale la Cina ha vinto tre campionati del mondo contro gli otto della Corea. In particolare nelle finali Corea-Cina i primi sono avanti 4-1 nel computo delle vittorie, con i T1 che ne hanno firmate la metà: contro gli RNG nel 2013 e contro i Weibo dieci anni dopo, nel 2023. Un altro capitolo della rivalità tra i due Paesi, rinfocolata in questi anni sempre più nazionalisti.

Invertire la rotta di una finale non è semplice, soprattutto se i tifosi dei Bilibili, i tanti cinesi accorsi a Londra per vedere la finale senza badare a spese, sono ormai gli unici a sentirsi tra i cori dell'arena, sempre più consapevoli che il loro momento sia finalmente arrivato.

Il quarto game si apre come i primi tre con i BLG che sfruttano la debolezza di Rumble, un personaggio da corsia superiore che i T1 hanno spedito in corsia inferiore nella strategia definita “lane-swap”. Una scelta che nei primi minuti sembra errata, con i cinesi che prendono apparentemente vantaggio, kill e porzioni di mappa. In realtà i T1 stanno “cucinando” per il dopo, permettendo al proprio Gumayusi di poter ottenere risorse gratuitamente, mentre il jungler Oner fa suoi tutti gli obiettivi neutrali della mappa. La giocata che però spezza il game in due, e probabilmente l'intera serie, è ancora di Faker, "l'unkillable demon king", come viene chiamato. Con il suo personaggio, Sylas, si defila sul lato destro dei Bilibili senza che questi abbiano piena contezza di dove si trovi, coperto dalle porzioni non visibili di mappa. Quando i suoi compagni iniziano ad avvicinarsi frontalmente ai Bilibili, Faker spunta improvvisamente dal fianco, lanciandosi sul support nemico On per rubargli l'abilità suprema che permette di attirare a sé i nemici. Gli istanti successivi sono fulminei e letali per i BLG: Faker con il flash arriva immediatamente su tre nemici, ammaliandoli con l'abilità rubata in precedenza e di fatto fermandoli sul posto; Keria si lancia in avanti per utilizzare la suprema della sua Renata Glasc, un altro controllo ad area sui nemici, di fatto impossibilitati a muoversi per diversi secondi. A questa concatenazione di controlli si aggiunge il livellatore missilistico del Rumble di Zeus, strapazzato per l'intero game e adesso finalmente in grado di poter contribuire all'esito positivo del game per i suoi compagni.

Descritta così sembra più semplice di quanto non sembri. In realtà si tratta di un'azione difficilissima da eseguire, che richiedere enorme sinergia di squadra: anche un solo istante di esitazione nell'esecuzione da parte di uno dei giocatori può trasformare una buona idea in un disastro. Ma i T1 giocano insieme da tre anni, si conoscono alla perfezione e soprattutto si fidano ciecamente gli uni degli altri.

Si va al quinto game e dagli altoparlanti dell'arena risuona il simbolo dei Game 5, di tutti i Game 5: Silver Scrapes, ufficiosamente l'inno di League of Legends che viene riprodotto ogni qual volta due squadre arrivano a giocarsi l'esito di un match all'ultimo e decisivo game. L'intera arena lo sa, è preparata, non aspettava altro e lo richiede da giorni: tutti intonano questa specie di litania, in una specie di rito religioso contemporaneo.

Parlavamo, dunque, di sinergia. Come nel quinto game, quando all'inizio dell'azione che porterà alla conclusione del game, nonostante una situazione di inferiorità numerica di due contro quattro, i compagni di Faker e Zeus, questa volta su Galio e Gragas, non esitano un attimo nel decidere di raggiungerli e provare a cambiare le sorti del teamfight. La giocata qui arriva da Keria, poco notata perché fuori dall'inquadratura principale: con la sua Poppy impedisce alla Ahri del midlaner avversario Knight di raggiungere i Bilibili, mantenendo una situazione di 4v4 più favorevole ai T1. È l'ultimo fight della partita, i coreani devono solo spingere nella corsia superiore senza incontrare resistenze: i Bilibili sono stati eliminati in quattro. L'arena capisce che è arrivato il momento, il pubblico, che sia simpatizzante per i T1 o meno, si rende conto che è vicino ad assistere a un momento storico: il quinto trionfo mondiale di Faker e dei T1, il secondo consecutivo di questo roster. Al momento dell'esplosione del Nexus dei BLG, la O2 Arena di Londra impazzisce. Accanto a me c'è chi esulta urlando, chi piange di felicità e anche chi piange sconsolato, come il povero tifoso cinese seduto davanti a me che per cinque ore aveva ininterrottamente sventolato la bandiera del team.

È un momento storico non solo per la vittoria, in realtà. Già prima della finale due membri del team si erano lasciati andare a delle confessioni: «Non credo che questo roster rimarrà lo stesso nel 2025», aveva anticipato Oner. Un concetto ribadito anche nella conferenza stampa post partita, con i T1 accolti da un lungo applauso. Keria, se possibile, è ancora più diretto: «In questo momento ammetto che non sono sicuro che l'anno prossimo giocherò ancora a League». Ha disputato tre finali mondiali consecutive, ha vinto due titoli, ha conquistato il campionato LCK; mancherebbe l'altro trofeo internazionale, l'MSI, ma ciò che Keria trasmette anche solo con lo sguardo, svuotato dopo l'adrenalina della vittoria finale, è che è davvero difficile trovare le motivazioni per ripartire dopo aver compiuto un'impresa simile. Gumayusi, più terreno, la pone in modo differente: «Non è questo il momento di parlare del 2025 ma possiamo dirvi che l'ostacolo sono le condizioni contrattuali. Se qualcosa cambierà potremmo anche decidere di rimanere insieme considerata la sinergia e l'amicizia al di là del gioco che abbiamo costruito». Tradotto: non abbiamo tutti trovato un accordo con il team per proseguire insieme.

Si ha l'impressione di aver appena assistito alla loro ultima danza. Zeus, secondo numerosi fonti, aveva infatti rinunciato a un contratto milionario in Cina pur di rimanere; Gumayusi e Keria avevano deciso di prolungare un altro anno alle stesse condizioni economiche pur di continuare a giocare assieme. L'anno scorso la vittoria mondiale aveva spazzato via qualsiasi titubanza, sia da parte dei giocatori che da parte della società, consapevoli di voler ribadire di essere i migliori. Quest'anno però, a parte l'inesauribile Faker, la situazione sembra essere differente: dopo aver passato tre anni quasi sempre insieme, mattina, pomeriggio e sera, le loro strade potrebbero separarsi anche per trovare nuovi stimoli e, forse, uscire dall'ombra di Faker - eletto, tra gli altri, MVP della finale dopo aver vinto anche il trofeo di MVP dell'intero Mondiale.

Foto di Yicun Liu/Riot Games

Mentre i T1, al momento della vittoria, si abbracciano finalmente vittoriosi, salutano gli avversari sconfitti e si recano verso il palco dove si trova il trofeo da alzare al cielo vedo i giocatori dei Bilibili Gaming, uno accanto all'altro ma soli, ognuno con i propri pensieri. "Così vicini eppure così lontani” dal trofeo che i T1 stanno alzando al cielo in quell'istante. Guardano i loro avversari esultare e festeggiare, prima di recarsi verso la press room. Arrivati davanti alla stampa, appaiono chiaramente provati, senza forze, quasi riluttanti nel voler rispondere alle domande, come se dovessero giustificarsi per il loro risultato. Più i minuti passano però, più acquisiscono un briciolo di serenità e lucidità. L'analisi perfetta la fa On, il support: «Siamo tristi e dispiaciuti, per noi ma soprattutto per i nostri fan. Non siamo riusciti a vincere un trofeo tanto ambito e importante e riportarlo in Cina, soprattutto considerato che tra un anno i mondiali si terranno a casa nostra. Sappiamo però che abbiamo dato tutto, abbiamo dato il massimo, siamo arrivati per due volte vicini all'obiettivo ma non siamo riusciti a cogliere l'occasione».

Come si spiega allora questa vittoria? Secondo On è semplice. «Questa volta i T1 hanno giocato meglio di noi nei momenti chiave». La fortuna, per loro, è che la prossima volta sarà più difficile che la storia si ripeta.

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