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La tempesta perfetta di Mourinho in Turchia
25 feb 2025
Accuse arbitrali, polemiche, veleni: al Fenerbahce stiamo vedendo tutto il repertorio.
(articolo)
13 min
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IMAGO / Noah Wedel
(copertina) IMAGO / Noah Wedel
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E così, alla fine, l’attesissimo derby di ritorno della Süper Lig turca giocato al RAMS Park, casa del Galatasaray, non ha mantenuto le promesse. Uno 0-0 soporifero, pochissime azioni da gol (a fine partita i tiri in porta saranno 1 a 3 per il Fener, che ci ha provato un pochino di più, senza mai essere veramente pericoloso) e classifica invariata.

Il Fenerbahçe arrivava meglio alla partita, forte del passaggio del turno in Europa League (il Gala è invece uscito, fra l’esasperazione dei tifosi per l’ennesima deludente campagna europea, con l’AZ Alkmaar), di un mercato di gennaio molto interessante (Skriniar e Talisca i nomi più importanti) e, in generale, sospinta dal solito clima avvelenato che si respira intorno al calcio turco, da una narrazione che li vede vittime di un non ben precisato complotto arbitrale che favorirebbe sistematicamente la squadra della sponda europea del Bosforo.

Un derby che si preannunciava quindi infuocato (sono stati dispiegati 30.000 agenti allo stadio), sull’onda lunga delle polemiche arbitrali che, se non sono certo una novità in Turchia, quest’anno sembrano avere raggiunto un nuovo livello di tossicità. Una partita che, per la prima volta nella storia del calcio turco, è stata arbitrata da un direttore di gara straniero (lo sloveno Slavko Vincic, arbitro della scorsa finale di Champions League), decisione che fa eco a quella presa a gennaio, altrettanto epocale, di chiamare arbitri VAR internazionali per tentare di limitare il più possibile gli episodi ambigui e il generale clima di sospetto che aleggia sulla federazione.

IL SISTEMA DI POTERE DIETRO AL FENER
Chi aveva tutto da perdere era il Fenerbahçe di Mourinho, che arrivava a questa partita con l’opportunità di vincere e tornare a meno tre punti dalla capolista, e che invece ha mostrato troppo poco per riuscire a impensierire un Galatasaray comunque nullo offensivamente. Un Fenerbahçe che, arrivati alla 24esima giornata, ha 6 punti in classifica in meno rispetto allo scorso anno: dato preoccupante per una società che nelle ultime due sessioni di mercato si è rinforzata molto, e che mette pressione a Mourinho, il quale fin dall’inizio della stagione non ha mai mancato di sottolineare quanto il campionato turco sia sostanzialmente marcio e quanto la sua squadra sia penalizzata. Una narrazione portata avanti in maniera martellante, che ci ha regalato ben più di un "momento Mourinho", che forse mai come in precedenza nella sua carriera, ha buon gioco a “scatenare il caos mediatico” (come propose nell’incontro con i dirigenti del Barcellona che poi scelsero Guardiola, nel 2008) in completa comunione di intenti con la società.

Il Fenerbahçe non vince un campionato dal 2014, ma possiede un peso politico forse senza eguali in Turchia. Il presidente Ali Koç, rieletto dai soci lo scorso giugno per la terza volta e per altri tre anni (forse grazie anche all’ingaggio di Mourinho), è imprenditore fra i più ricchi del paese e presidente della Kulüpler Birliği, l’associazione che rappresenta gli interessi dei club turchi che partecipano al campionato. Una figura che in sette anni di presidenza è riuscita a portare a Kadıköy solo una Coppa nazionale nel 2023, e che dunque si trova sotto grande pressione. Uno dei vicepresidenti, Acun Ilıcalı, salito al ruolo nelle elezioni di giugno, è un imprenditore che possiede un canale tv (TV8), la piattaforma streaming Exxen e la società di produzione televisiva internazionale ACUNMEDYA.

L'arrivo di Mourinho in Turchia, da salvatore della patria.

Non proprio una società marginale, dunque, che avrebbe difficoltà a farsi trattare in modo equo dagli arbitri. Per una singolare ma non irripetibile convergenza di interessi, dunque, la narrazione, il metodo di Mourinho, si è sovrapposta a quella di un particolare gruppo di interesse, che ha gioco a dipingere il campionato turco come sostanzialmente irregolare, vittima di un sistema che ha a cuore solo una cosa: far vincere gli eterni rivali del Galatasaray. Frattura già evidente l’anno scorso, sia con l’affaire Supercoppa di Turchia (quando il Fenerbahçe si presentò alla finale col Gala con l’under 19 per poi ritirare la squadra dal campo dopo neanche un minuto, con il presiente Koç che è arrivato ad incolpare addirittura Erdogan per le vittorie del Gala), sia con i tentativi, non è dato dire quanto burleschi, della società di trasferirsi in un altro campionato in seguito alle violenze che hanno segnato la partita fuori casa con il Trabzonspor della scorsa stagione.

Ci troviamo dunque nella situazione paradossale per cui una squadra estremamente potente, a livello politico, economico e di informazione, sulle spine per una vittoria che, pur se alla portata, non arriva da dieci anni, è riuscita a creare una narrazione che la vede vittima di un complotto più grande di lei, che coinvolgerebbe addirittura il Presidente della Repubblica. In questo fosco panorama di intrighi, veleni e congiure, chi se non l’ombrosa fisionomia di un Mourinho ormai quasi alla fine della carriera, rotto da mille battaglie, per scatenare ancora di più il caos? Un caos funzionale a irretire arbitri e opinione pubblica, a creare un fronte anti-Galatasaray e forse, alla fine, a vincere il titolo.

Il Mourinho del Fenerbahçe è uno di quegli artisti a fine carriera di cui lo studioso americano-palestinese Edward Said si è occupato nel suo saggio del 2006 On Late Style: un gigante del mondo del calcio che, vedendo approssimarsi la fine della carriera, non abbraccia uno stile (comunicativo, narrativo, parliamo di costruzione del sé) pacato, ormai distaccato e quasi gaudente (un Ancelotti), ma anzi acuisce le discontinuità, le asperità e i veri e propri t(r)ic(k) linguistici che ne hanno segnato la carriera. Nelle parole di Jameson: "e se questa tardività artistica non fosse fatta di armonia e ordine, ma di intransigenza, difficoltà e contraddizioni irrisolte?".

Mai forse come nella sua avventura in Turchia Mourinho sta vestendo i panni di capopopolo che rappresenta l’alternativa al sistema, gli interessi dei “deboli” (ricordiamo il suo schierarsi con Zenga, Delneri e Prandelli dei suoi anni interisti), pur facendo parte di un sistema che, in questo caso, fa capo a una società politicamente molto influente (come lo era l’Inter post-calciopoli o il Real Madrid). Un trucco da illusionista, come nota Sandro Modeo accostandolo a Houdini nel suo L’alieno Mourinho, che se da un lato è incredibile come riesca ancora a funzionare (si veda la sua esperienza a Roma), dall’altro risulta sempre più indigesta e per questo estremamente polarizzante. Forse come per nessun altro personaggio del mondo del calcio (ma anche al di fuori), per Mourinho è così tanto ampia la forbice fra adoratori e detrattori, un’ambiguità tale che i pareri, positivi o negativi, sembrano rivolti a due persone diverse, opposte.

Se sul campo il lavoro di Mourinho si può per ora considerare deludente, a parte la campagna europea, è sul piano delle polemiche che si disvela il senso del suo essere allenatore del Fenerbahçe, una squadra forte che ha un disperato bisogno di andare contro per fare l’ultimo salto di qualità. E nel suo tratteggiare i contorni dello stile tardo, Said fa riferimento proprio a "una tensione non armonica e non serena, e soprattutto una produttività deliberatamente improduttiva, che va contro…".

I MIGLIORI MOMENTI MOURINHO
Di seguito, alcuni momenti classic Mourinho, che danno un affresco sia della peculiare situazione (non nuova) del calcio turco, sia di questo suo stile tardo, mai così esplicito, mai così organico alla politica del club per cui lavora.

- 29 settembre 2024: Antalyaspor - Fenerbahçe, settima partita di campionato. Viene fischiato un fuorigioco a Dzeko e Mou, che non può certo far passare un affronto così grave, forse per evitare che le sue proteste verbali si infrangano contro la barriera rappresentata da una lingua altaica, decide per la soluzione più diretta: posiziona il pc con il fermo immagine dell’errore direttamente davanti alla telecamera televisiva, per poi sedersi in panchina con l’espressione seriosa di chi gliene ha proprio dette quattro. Verrà ammonito. Performance art (manette, dito nell’occhio), un tratto caratterizzante della sua proposta qui rivisto in chiave meta (se l’occhio dell’arbitro non vede, vediamo se vede l’occhio della telecamera).

- 5 novembre 2024: a Trebisonda si gioca la caldissima Trabzonspor – Fenerbahçe, una partita molto sentita almeno sin dal 2011, quando alla squadra di Trabzon non venne assegnato il campionato che forse le spettava, visto che il Fenerbahçe campione rimase coinvolto nello scandalo match-fixing. Una partita che l’anno scorso ha visto scatenarsi una mega rissa fra i tifosi di casa e giocatori gialloblu, in seguito alla quale il presidente Ali Koç ha dichiarato di voler ritirare la sua squadra dal campionato e iscriverla a un altro. Un clima sereno, insomma. Il Trabzonspor si porta sul 2-2 con due rigori dubbi, la squadra di Istanbul la vince con un gol di Amrabat al centoduesimo, e Mou perde la brocca. Prima scivola sulle ginocchia piantandosi a terra, poi va addirittura a provocare i non esattamente amichevoli tifosi avversari. Successivamente, in conferenza, se la prende con tutti: con il VAR Atilla Karaoglan, con la società che gli avrebbe mentito sulla gravità della situazione («non sarei venuto se mi avessero detto la verità»), con il sistema («con mezza verità combattiamo gli avversari e il sistema»), con il campionato che, a suo dire, «puzza», per poi concludere battendosi il petto «we are clean». Echi di 2010, la cupezza delle conferenze di medioevo, legalismo e agit-prop. Mou in purezza.

- 5 gennaio 2025: il giorno prima il Galatasaray batte il Göztepe 2-1 in una partita segnata da decisioni controverse: un rigore dubbio dato ai padroni di casa, uno negato agli ospiti. Dopo aver battuto l’Hatayspor, Mou si trasforma in Fox Mulder e, al giornalista che gli chiedeva della possibilità di riprendere il Gala in vetta, tuona: «Perché hai paura di dire la verità? […] Le persone in questo Paese hanno paura di cosa? […] Pensi che la differenza di punti sia solo per via del calcio giocato?», per poi andarsene e ribadire, in conferenza stampa, che la situazione arbitrale in Turchia è «tossica». Qui troviamo una rielaborazione del capolavoro porqué, declinata nel contesto turco, più esplicito, meno sottile.

- 9 gennaio 2025: il giorno precedente si è giocato Galatasaray - İstanbul Başakşehir di coppa. Non viene fischiato un rigore alla squadra ospite per un fallo su Miguel Crespo, allora Mou prende il telefono e pubblica su Instagram un video del fallo, taggando direttamente il giocatore portoghese augurandosi che stesse bene. Questo post, e in generale l’Instagram un po’ boomer del Mourinho tardo ne segnalano una fase sperimentale, in cui usare anche i social come mezzo per veicolare indignazione. Una caratteristica propria di questo periodo, un’apertura verso linguaggi espressivi contemporanei.

- 4 febbraio 2025: dopo qualche post neutro, Mou torna a colpire sul suo Instagram. Stavolta posta il fermo immagine del difensore del Galatasaray Davinson Sanchez (quello a cui, in una scena memorabile di All or Nothing: Tottenham Hotspur chiede così, dal nulla, se avesse le palle, per sentirsi rispondere di no da un confusissimo Sanchez) che commette un fallo di mano. Stavolta la lore è più elaborata: il post parla del campionato di pallamano vinto dal Portogallo, che dovrebbe essere il Gala, in una confusione fra piani narrativi che più che sperimentale si potrebbe etichettare come dad joke, umorismo boomer. Stavolta il post incontra la reazione di Mauro Icardi, personalità molto social che forse non vede di buon occhio lo sperimentalismo mourinhano, e che pubblica una storia in cui l’allenatore portoghese viene ribattezzato “The crying one”, riprendendo uno sfottò coniato in seguito alla rosicata di Mou dopo la sconfitta nel derby di andata. Per la risposta di Mou, ci arriviamo.

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(La disputa sul crying one è andata avanti anche subito dopo il derby con il Galatasaray. «Il discorso del crying one è stato un po' lungo, lo sapete che è famoso per piangere», ha dichiarato sprezzante l'allenatore giallorosso Okan Buruk in conferenza dopo la partita «Ha pianto qui per lungo tempo. Ha pianto dentro, ha pianto nella stanza degli arbitri. Lasciatelo continuare a piangere»).

- 9 febbraio 2025: il fattaccio. In seguito a un rigore dubbio trasformato da Morata, il presidente dell’Adana Demirspor, Bedirhan Burak (poi dimessosi, responsabile del declino inesorabile della squadra allenata anche da Vincenzo Montella), ritira la squadra dal campo. Non è la prima volta che succede, nel campionato turco: solo lo scorso anno aveva fatto lo stesso il presidente dell’Istanbulspor, durante una partita col Trabzonspor. Ovviamente, Mou non si fa attendere, e in un altro post pubblica il video della presunta simulazione di Mertens, subito prima di un video di sé in aereo che tutto tranquillo si studia un match report sull’Anderlecht, prossima avversaria in Europa League. Un post senza didascalia, criptico, che un comunicato del Fenerbahçe provvede a verbalizzare: "Ingannate tutti quanti con contratti e scommesse illegali, con comportamenti ingannevoli dei vostri calciatori per ingannare gli arbitri e col controllo dei media". Il Mourinho tardo sa anche essere oscuro, impenetrabile, come l’Ibsen raccontato da Said la sua arte che "fornisce l’occasione di suscitare un’ansia ancora maggiore, di compromettere irrevocabilmente la possibilità di una conclusione, e di lasciare il pubblico più perplesso e turbato di prima".

- 12 febbaio 2025: arriva la risposta di Mou a Icardi, stavolta in conferenza stampa, il palcoscenico preferito dall’autore, quello dove può esprimersi tramite tecniche a lui più congeniali. Stavolta l’allenatore sceglie di nuovo la via dell’ambiguità, "dove le parole possono appartenere all’uno o all’altro piano del discorso" del sarcasmo, dell’ironia bomberistica con una delivery mefistofelica. Dice di non voler commentare perché Icardi è un GOAT, e lo spettatore rimane abbacinato a chiedersi se la parola vada intesa come greatest of all time, col significato di “capra” (e quindi di ignorante) o come allusione alle corna che il giocatore avrebbe in seguito alla storia con Wanda Nara. La tradizione dell’attacco diretto all’avversario di turno (Lo Monaco, Cassano fra i tanti). Giusto perché là fuori il mondo è puro caos, poi, in quel giorno si gioca Club Brugge – Atalanta, e indovinate di che nazionalità è l’arbitro del contestatissimo rigore dato ai padroni di casa? Esatto. Si tratta di Umut Meler, l’arbitro che lo scorso anno è stato picchiato dal presidente dell’Ankaragucu, Faruk Koca.

Insomma, nel Mourinho tardo del Fenerbahçe ritroviamo tutte le componenti che lo hanno reso un personaggio straripante e polarizzante, rimodulate secondo il contesto: quello di una polarità sulle due sponde del Bosforo senza esclusione di colpi bassi, che gli permette di sperimentare il suo stile tardo fatto di allusioni, grida, proclami, umorismo involontario e volontario, ambiguità e non detti. A questa tormentosità non ha però, finora, fatto eco una risposta convincente sul campo di gioco, e l’ultimo derby, seppure giocato meglio dell’avversaria, lascia la squadra di Kadıköy con una distanza di sei punti che è quasi impossibile da colmare.

Mourinho non ha comunque fatto a meno di far notare come l’arbitro sloveno Vincic abbia fatto un ottimo lavoro, non perdendo occasione di criticare gli arbitri turchi e la panchina del Gala («saltavano come scimmie»). Com'era prevedibile, la società giallorossa non ha preso bene le parole di Mourinho e ha annunciato addirittura una causa penale nei suoi confronti per le sue "affermazioni razziste". "Oggi le sue usuali dichiarazioni immorali sono sfociate in una retorica inequivocabilmente disumana", si può leggere nel comunicato del Gala.

Vedremo nei prossimi mesi quale sarà l’esito di questa battaglia turca senza quartiere, in cui forse era inevitabile che prima o poi si cimentasse.

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