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Dopo i due colpi a parametro zero di Zielinski e Taremi, a luglio l'Inter piazza uno degli investimenti più importanti della sua estate, non quello che ci saremmo aspettati. Una cifra superiore ai 13 milioni di euro per Josep Martinez, reduce da due stagioni positive al Genoa, la prima delle quali in Serie B.
Proprio sulla cifra, che ha di fatto esaurito il budget estivo dell'Inter (che è stato diretto anche sul riscatto di Davide Frattesi e sull'acquisto in prospettiva del giovane croato Petar Sucic), si è discusso molto: secondo alcuni era un modo per rabbonirsi il Genoa in vista di un possibile acquisto di Gudmundsson (poi passato alla Fiorentina); altri sono andati con la teoria più moderata e probabile: che fosse questo il profilo individuato dall'Inter per dare l’avvicendamento a Yann Sommer nei prossimi anni. Implicitamente ha confermato questa seconda teoria anche Simone Inzaghi dopo la vittoria contro il Genoa, in cui il portiere spagnolo ha esordito in campionato con la maglia nerazzurra, quando ha detto che «è lui il futuro».
Se l'Inter ci crede così tanto, però, come mai finora lo ha utilizzato così poco? Lo scarso utilizzo di Martinez, in un periodo storico come quello attuale dove le rotazioni anche nelle scelte dei portieri stanno aumentando rispetto a qualche anno fa, ha alzato qualche sopracciglio. Lo spagnolo è stato schierato titolare – fino all’infortunio al pollice di Sommer – soltanto nella partita di Coppa Italia contro l’Udinese a dicembre.
Al di là di tutte queste congetture, comunque, Martinez non è sembrato minimamente patire la mancanza di ritmo partita. Lo si è visto sulla bella parata su Ekuban e per il coraggio dell’ultima uscita alta sempre sullo stesso Ekuban.
Si è trattato quindi di una partita che ha dato risposte positive su un interrogativo che si era sollevato minaccioso sulla stagione dell'Inter, che si ritroverà ad affrontare il mese decisivo per il raggiungimento dei suoi obiettivi stagionali senza il suo portiere titolare (che dovrà rimanere fermo proprio per un mese dopo l’intervento chirurgico al pollice). Un mese che, dopo l'esordio contro il Genoa, comincerà stasera contro la Lazio, in Coppa Italia, e poi nella cruciale sfida per la vetta della classifica sabato contro il Napoli al Maradona.
PERCHÈ L'INTER HA SCELTO MARTINEZ?
Martinez fa parte di quella categoria di portieri che hanno avuto una crescita lenta, risalendo le categorie e costruendo una propria solidità con pazienza, senza strabiliare in età adolescenziale. Ha seguito un percorso graduale che lo ha portato dalla terza alla seconda divisione spagnola, passando a fare due stagioni da secondo a Gulacsi al Lipsia con 2 presenze in Bundesliga e una in Champions League, per poi rilanciarsi come titolare nuovamente in seconda serie, stavolta in Italia, al Genoa. È stato il secondo portiere dell’Under 21 della Spagna agli Europei 2021 e ha anche giocato una ventina di minuti in amichevole con la Nazionale maggiore.
La sua scalata è partita nel Genoa 2022/23, promosso dalla Serie B e palestra per altri giocatori importanti – Dragusin, Gudmundsson, il prossimo potrebbe essere Frendrup – che hanno poi trovato spazio in squadre più blasonate. Nella Serie A dello scorso anno Martinez, insieme a Caprile, è stato il portiere rivelazione tra quelli delle squadre della parte destra della classifica: ha compiuto interventi difficili e importanti e, soprattutto con l’andare della stagione, ha limitato sempre di più le sbavature. Nonostante abbia una statura nella media rispetto ai portieri di alto livello del panorama attuale – 1,91 metri – Martinez ha stupito anche per l’agilità con cui è riuscito a compiere parate di riflesso e non solamente quelle in cui potevano emergere maggiormente i suoi centimetri di altezza.
Nel video sotto, ad esempio, un intervento clamoroso che è passato inosservato per aver comunque subìto gol, in un Genoa-Inter della scorsa stagione. La deviazione sul tiro di Barella ha costretto il portiere spagnolo a temporeggiare una frazione di secondo in più prima di eseguire il tuffo, ma poi è stato fulmineo sia nel riflesso puro che nell’accartocciare il corpo, deviando il pallone sul palo in modo miracoloso. Un intervento che non avrebbe meritato il tap in così semplice di Arnautovic, che lo ha in qualche modo ingiustamente oscurato.
Sotto ancora, invece, due parate più tipiche della struttura sia fisica che tecnica del portiere spagnolo, dove può sfruttare in volo la sua capacità di allungare il corpo. La prima su un gran tiro di Pulisic, dove Martinez sale alto grazie all’uso della mano di richiamo.
E poi ancora questa su Calafiori, sempre grazie alla mano di richiamo, più di riflesso che di allungo in esplosività, ma più difficile di quella su Pulisic perché il tiro arriva più secco e da posizione più centrale.
Martinez non è un portiere fenomenale nella reattività, dall’agilità fuori dal comune come ad esempio Vicario, ma appare molto solido e ordinato nell’allungamento del corpo al punto da non sembrare mai scomposto in tuffo. Questo fattore è un importante punto di partenza dal quale tracciare la propria continuità di rendimento, limitando quelle inevitabili situazioni in cui la pulizia tecnica può venire meno, rendendolo in quel caso più esposto a errori. Certo, non basta la tecnica ma servono anche concentrazione e sufficiente tranquillità affinché un portiere sbagli il meno possibile, quello che tuttora è il parametro più importante per tracciare l’affidabilità a lungo termine di un numero 1.
Tranquillità che Martinez, come tutti i prodotti della cantera del Barcellona, ha sviluppato naturalmente nella sua buona capacità nella distribuzione del gioco con i piedi: un fattore che, del resto, è uno dei principali che hanno spostato su di lui la scelta di una società che ha un progetto tecnico-tattico così ambizioso. Martinez non ha particolari doti tecniche con i piedi, o almeno non così superiori alla media degli altri portieri della sua generazione, ma colpisce per la serenità con cui gestisce retropassaggi anche complicati, facendo sempre la scelta giusta sia sul corto che sul lungo, già a partire dal controllo orientato, ispirando fiducia ai suoi compagni di reparto.
In questo senso Martinez sembra perfino un upgrade rispetto a Sommer in una fase di gioco, la costruzione dal basso, che l’Inter ormai da tanti anni cura nei minimi dettagli in relazione anche alla tecnica dei vari portieri che si sono avvicendati. Le partite in sequenza in cui lo spagnolo sarà chiamato in causa ci riveleranno di più anche sulla sua continuità nelle caratteristiche più classiche del portiere: la maglia dell’Inter è certamente la più pesante che lui abbia mai indossato a livello di club e il salto di livello non è mai scontato.
CHE FUTURO HA MARTINEZ ALL'INTER?
Il futuro immediato dello spagnolo è rappresentato da questa manciata di partite che può essere decisiva per la stagione dell’Inter, compresa forse anche quella contro l’Atalanta del prossimo 16 marzo. Quello più a lungo termine è ancora incerto: non ci sono indicazioni sulle prospettive di Sommer per la prossima stagione, fermo restando che il suo contratto scadrà nel 2026 quando avrà superato i 37 anni. La posizione di Martinez, agli occhi di tutti, è ancora in un limbo: è forse troppo forte per accettare senza alcun problema un lungo periodo da riserva, ma al tempo stesso non pare abbastanza competitivo per essere all’altezza di un posto fisso da titolare in una squadra che punta dichiaratamente a vincere la Champions League.
Da questo punto di vista bisogna anche segnalare la differenza statistica tra i due portieri dell'Inter. Se la scorsa stagione Sommer tra i pali è stato uno dei migliori del campionato (+5.9 gol evitati all'Inter, alla luce dei post-shot Expected Goals affrontati; 83% di tiri in porta parati: dati StatsBomb), Martinez ha fatto registrare numeri ancora interlocutori: -3.23 di gol evitati (quindi in totale ha subito più di tre gol in più di quanto ci si aspettasse alla luce della pericolosità dei tiri subiti) e 69% di percentuale di tiri in porta parati (per numeri assoluti, quindi non parametrati sui 90 minuti, peggio hanno fatto solo Consigli, Turati e Scuffet).
Per l’Inter si è trattato di un investimento oggettivamente strano: ad esempio Di Gregorio, che tra i pali aveva impressionato molto più di Martinez, è costato complessivamente alla Juventus circa 19 milioni, 5-6 in più dello spagnolo dell’Inter. I nerazzurri non avevano voluto spendere 10 milioni per Trubin un anno prima, un altro profilo giovane con buone potenzialità (anche se al momento sta faticando al Benfica), e si ritrovano ora a dover valorizzare un investimento che sarà difficile da gestire con il ritorno di Sommer.
Martinez per ora comunque sembra molto tranquillo e già nella partita di Coppa Italia contro l’Udinese si era esibito in una manciata di interventi di rilievo, mantenendo anche in quel caso la porta inviolata. Molto del suo rendimento si giocherà anche sulla volontà di convincere l’ambiente Inter di essere davvero il titolare del futuro: se Martinez ne sarà più o meno inconsciamente condizionato, dovrà essere bravo a trasformarlo in motivazione positiva anziché in un timore. Alla fine si può discutere molto sulle qualità tecniche e atletiche di un portiere, ma il fattore psicologico è sempre quello che fa la differenza.
I tifosi nerazzurri hanno a lungo invocato la titolarità di Martinez anche in gare di campionato sulla carta più semplici, come ad esempio quella casalinga contro il Venezia, restando sempre delusi. È quindi arrivato il momento di valutare questo investimento attraverso un campione ampio di partite probanti: un momento che contribuirà già ora a tracciare una parte della strada dell’Inter del futuro.