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La domanda che ormai ciclicamente si fanno i tifosi della Juventus è: sono i calciatori? Gli allenatori? La dirigenza? Il club bianconero è quello che ha speso di più sul mercato in Italia negli ultimi anni, quello che ha pagato gli stipendi più alti, eppure lo sforzo degli investimenti non riesce quasi mai a vedersi in campo, dove la squadra vivacchia in una sorta di mediocrità da cui ogni tanto si risveglia (vedi ad esempio la partita con l’Inter) per poi però ogni tanto scivolare nell’imbarazzo, come col PSV o ieri sera. Se si può perdere - o pareggiare e perdere ai rigori - ogni partita, e bisogna dare i meriti all’Empoli per come ha giocato, la pochezza tecnica e mentale della Juventus di ieri è inspiegabile.
Thiago Motta ai microfoni ha parlato di vergogna: «Mi vergogno molto per stasera, anche di me perché non sono riuscito a trasmettere ai miei giocatori l'importanza della partita [...] Oggi abbiamo toccato il fondo e chiedo scusa a tutti, società e tifosi».
GLI ERRORI DEL PRIMO TEMPO
È anche difficile provare a fare un’analisi tattica neutra: ieri, per dire, Motta ha invertito il triangolo di centrocampo come non faceva da un po’, schierando Thuram davanti alla difesa e Koopmeiners e McKennie trequartisti; ha ridato il posto da centravanti a Vlahovic, dirottando Kolo Muani sull'esterno; ha dato molta libertà a Cambiaso di entrare dentro al campo partendo da terzino. È una di queste scelte tattiche ad aver creato un ambiente di gioco così ostile per la Juventus? Difficile crederlo. Prendiamo la partita di Nico Gonzalez. Dopo neanche due minuti, grazie a un’intelligente sponda di testa di Kolo Muani, l’argentino si è trovato davanti alla porta, con Vasquez nella terra di nessuno.
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Un pallonetto che dovrebbe essere non dico facile, ma fattibile per un calciatore nel giro della Nazionale argentina, pagato in estate 33 milioni di euro (più 5 di possibili bonus) e che ne guadagna 3.6 netti a stagione. Eppure la sua conclusione non si è avvicinata neanche alla porta. È lui che non è abbastanza bravo? È Motta che in questa stagione lo ha sballottato per il campo facendogli perdere le certezze? Anche ieri ha iniziato a sinistra, per poi spostarsi a destra, e poi tornare a sinistra, ma soprattutto ha sbagliato una quantità di scelte e passaggi semplicemente inspiegabile per un giocatore di questo livello.
È sempre lui che perde il pallone che porta al primo gol. Koopmeiners recupera un pallone nella propria area, lo gira verso Cambiaso che per uscire dalla pressione (blanda) dell’Empoli serve Nico e si butta in avanti per ricevere il passaggio di ritorno. Il passaggio di ritorno, però, è sbagliato di due metri.
Ancora: è tutta colpa sua questo errore? Oppure di un sistema che gli fa giocare quel passaggio quando non è nelle sue corde? La Juventus di Thiago Motta è diventata più diretta col passare dei mesi, ma forse non lo è ancora abbastanza per i limiti tecnici dei suoi giocatori, almeno a vedere le partite dell’argentino, che non è mai sembrato a suo agio nel gioco di Motta, se non quando poteva fare una partita di pura intensità. In ogni caso un gol preso raramente è colpa di un singolo e questo è il buco in cui Maleh riceve il passaggio da Bacci.
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Maleh fa un gran bel gol, calciando col piede debole forte e angolato, ma la passività della Juventus è disarmante. Anche qui, le questioni possono essere due: la colpa è di Thuram che recupera e poi esce svagato e in ritardo? O è la mancanza di un secondo mediano a stabilizzare la squadra? Gatti e Kelly rimangono piatti perché non sono due difensori abbastanza forti, diciamo “da Juventus”, o perché non sono abituati a giocare insieme da centrali di una difesa a 4? Spesso le partite della Juventus sono piene di queste domande, a metà tra i giocatori sono scarsi e i giocatori non sono messi in condizione di far vedere le loro qualità.
Il primo tempo contro l’Empoli fa pensare che siano vere entrambe le cose e forse anche altre: Koopmeiners che si colpisce da solo cercando di fare un sombrero al contrario, Kolo Muani, che sembrava l’unico esente da questo declino, che sbaglia sponde banali, McKennie sempre anticipato, Vlahovic perso nel suo mondo. Anche Perin, che storicamente nel suo ruolo di vice è uno dei più affidabili, a un certo punto ha rischiato di lasciare il pallone e la porta vuota a Maleh cercando di proteggerne l’uscita dal fondo. Ma non è solo una questione di prestazione dei singoli: neanche la pressione appena persa palla, una delle cose che più ha funzionato in stagione, è stata efficace, e se non lo è contro le riserve dell’Empoli, evidentemente la squadra è entrata in campo con dei problemi.
L’evidenza di questi problemi si è vista negli ultimi cinque minuti del primo tempo, in cui l’Empoli avrebbe potuto segnare altre due volte e non inventandosi chissà cosa. Prima è una palla persa da Vlahovic in azione solitaria a far ripartire l’Empoli, a cui bastano 4 passaggi - facili ma fatti tutti bene - per mandare in porta Konate, il cui diagonale però è strozzato. Poi è arrivata forse l’occasione più surreale che ho visto concedere alla Juventus da molti anni. Il minuto di recupero è praticamente finito, l’Empoli palleggia dal basso per far scorrere i secondi, poi però Vasquez vede qualcosa e lancia lungo. Il suo lancio arriva sulla trequarti dove non c’è la Juventus ma solo Konate, che ha il tempo di contare i rimbalzi, guardare Perin, prendere la mira e calciare.
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Non ci sono immagini migliori della linea della Juventus, ma a tenerlo in gioco dovrebbe essere Kelly a sinistra, mentre Gatti è 5 metri avanti e Thuram dietro di lui ma senza seguire Konate.
UN PROBLEMA DI ATTEGGIAMENTO O DI COSTRUZIONE DELLA SQUADRA?
Il tiro del giovane attaccante dell’Empoli prende il palo interno e balla sua linea di porta prima di uscire. In diretta quel palo è sembrato avere il suono di una sveglia metallica: l’idea che un primo tempo sbagliato possa capitare, ma dopo essersi salvati per questioni di millimetri i giocatori sarebbero rinsaviti, e dopotutto anche in campionato la Juventus era andata sotto con l’Empoli per poi vincere 4-1. Ma così non è andata.
Lo stesso Motta, seppure infuriato in panchina, è sembrato in qualche modo giustificare la prestazione dei suoi non facendo cambi all’intervallo. Forse voleva risposte da quegli undici, ma non si è rivelata essere una grande idea. Dopo 20 secondi, proprio mentre Motta tornava dagli spogliatoi, Maleh ha potuto calciare di nuovo da solo dal limite dell’area di rigore, servito direttamente da rimessa laterale.
I primi cambi sono arrivati al 54’, con l'Empoli che iniziava ad abbassarsi: Koopmeiners e Kelly fuori (giudicare le loro prestazioni sarebbe come sparare sulla croce rossa) per Yildiz e Locatelli. 5 minuti dopo è toccato a Conceicao sostituire uno smarrito Nico Gonzalez. Con Yildiz a muoversi sulla trequarti, Conceicao a destra e Locatelli da centrale ad aiutare l’uscita del pallone, la Juventus è migliorata, anche perché peggiorare sarebbe stato difficile. Eppure per trovare il pareggio è servito uno dei gol più incredibili mai visti allo Stadium. La giocata con cui Thuram si libera di Henderson viene dalla scuola dei Ronaldo il Fenomeno, dei Ronaldhino, ed è surreale che sia successa in una delle peggiori partite, tecnicamente parlando, nella storia recente della Juventus.
Se la giocata è immaginifica, il risultato non è una novità: la Juventus che rimette in piedi una partita difficile contro l’Empoli grazie alla giocata di un singolo. È successo in migliaia di partite tra squadre più forti contro più deboli: è una delle leggi del calcio, un gioco che vive molto sugli episodi. Ma è andata davvero così? Gli ultimi 30 minuti della partita sono stati piuttosto un controllato scontro tra una squadra che voleva pareggiare, per giocarsi il passaggio del turno ai rigori, e una che aveva l’obbligo di provare a vincere ma non sapeva bene come fare.
La Juventus non ha avuto grandi occasioni per passare in vantaggio e non è neanche sembrata in grado di costruirne. Tutto quello che si è visto sono stati una serie di cross sempre più sbilenchi e un centravanti che non sapeva come muoversi in area di rigore. Si può dire, anzi, che l’occasione migliore per vincere l’ha avuta l’Empoli con Esposito, nel momento in cui la Juventus si è sbilanciata in avanti e la squadra di D’Aversa ha mostrato una grande tranquillità nel controllare gli attacchi avversari (che forse gli servirebbe anche in campionato).
Non è stata solo la sconfitta di Vlahovic ma forse, essendo tornato titolare e con Kolo Muani dirottato sull’esterno, Motta magari si aspettava da lui delle risposte che non sono arrivate. Il centravanti serbo non ha avuto chiarissime occasioni da gol, ma sembra essersi scordato come si fa questo mestiere. Qui, ad esempio, dovendo intendersi con il francese sul movimento da fare, lui taglia verso la porta, il passaggio è invece arretrato (e forse parte della colpa può essere data anche allo stesso Kolo Muani, che avrebbe dovuto intuire che il centrale dell'Empoli non avrebbe potuto vedere Vlahovic sfilargli alle spalle).
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Ovviamente è un po’ il caso, un po’ la sfortuna, ma è uno dei tanti esempi. Qui ad esempio Vlahovic non attacca sul primo palo, quando era l’unica zona in cui poteva finire il pallone (e infatti ci è finito, passandogli davanti).
Sono due esempi di occasioni in cui non ha attaccato un cross al meglio, ma potevano essere di più solo da questa partita. In un’altra circostanza è lo stop sbagliato, ormai un classico, che gli impedisce di arrivare a giocarsi l’uno contro uno con Vasquez. Un’altra volta è l’anticipo di Marianucci o quello di Cacace: i due hanno giocato grandi partite, ma spesso accade proprio contro la Juventus.
Anche quando è arrivato a tirare in porta, è sembrato sempre leggermente fuori asse o comunque non perfettamente centrato in quello che dovrebbe essere il suo obiettivo. Il rigore è solo la sublimazione di questo stato: un rigore si può sbagliare, in Italia ci abbiamo anche scritto una canzone a riguardo, ma è il modo in cui lo tira Vlahovic, con i passettini, una rincorsa sincopata e una postura strana, molto diverso dal modo in cui calciava, e segnava, i rigori quando era alla Fiorentina.
Insomma, cosa c’è che non va nella Juventus? Thiago Motta ha detto che «c'è chi pretende senza dare», una frase sibillina che, senza fare nomi, dice chiaramente che c’è un problema di atteggiamento. Motta non si è tirato fuori, colpevolizzandosi per non essere «riuscito a trasmettere ai miei giocatori l'importanza della partita». Sulla questione dell’atteggiamento ha insistito molto: «Nelle squadre che ho allenato non è mai mancato l'atteggiamento, posso perdonare gli errori tecnici, ma non l'atteggiamento», ha continuato. Ma davvero a questo livello possiamo scindere le due cose? La partita della Juventus è stata prima di tutto una partita piena di errori tecnici, calciatori tra i più pagati d’Italia (e del mondo) che non sono stati in grado di produrre giocate elementari.
Quando questo succede è anche confortante rifugiarsi nell’atteggiamento, perché quello alla fine devono metterlo i giocatori. Certo, è importante allenarsi bene, i discorsi dell’allenatore, ma poi c’è la voglia di chi scende in campo. Se invece si iniziano a sindacare le capacità tecniche il discorso diventa ingarbugliato: i giocatori della Juventus valgono quello che guadagnano? Sono stati scelti bene? Sono messi nelle condizioni per esprimere il loro talento? La Juventus è all’anno zero di un nuovo progetto, che è iniziato male sul mercato e continuato peggio in infermeria. Sono delle giustificazioni valide, ma che più passano i mesi più cadono nel vuoto.
Questa partita con l’Empoli arriva dopo 4 vittorie in campionato che hanno aiutato nella corsa al quarto posto, ma con in mezzo l’eliminazione con il PSV. In quell’occasione avevamo parlato degli errori di Thiago Motta, e il suo futuro sulla panchina sembra sempre più in bilico. Ma dopo ieri bisogna anche considerare i giocatori responsabili, e non tanto - o almeno non solo - per l’atteggiamento, ma anche per le loro capacità. Anche la scorsa stagione, in una situazione tecnica più disastrata, la Coppa Italia era diventata un rifugio, una competizione dove sulla singola partita far valere l’essere giocatori “da Juventus”.
Se viene meno anche questo, a questa squadra, resta davvero poco.