Esclusive per gli abbonati
Newsletters
About
UU è una rivista di sport fondata a luglio del 2013, da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori
Segui UltimoUomo
Cookie policy
Preferenze
→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
Menu
Articolo
Cosa ha cambiato il Milan per gestire meglio l'Inter
03 apr 2025
Per i rossoneri il derby non è più un incubo soprattutto per ragioni tattiche.
(articolo)
9 min
(copertina)
IMAGO / Marco Canoniero
(copertina) IMAGO / Marco Canoniero
Dark mode
(ON)

Arrivati al terzo confronto con l’Inter dall’inizio della stagione, i derby, in senso positivo, sembrano assumere connotati farseschi per i tifosi del Milan. Come è possibile che una squadra così lacunosa e fragile riesca tutto sommato a competere bene, se non proprio a disputare le partite migliori, contro una rivale da cui più volte è stata umiliata negli scorsi anni?

Se dovessimo credere ai discorsi sugli equilibri cosmici, potremmo pensare ad un tacito accordo tra i tifosi rossoneri e il karma, o qualunque entità si occupi di dispensare fortune e disgrazie in questo universo: il Milan avrebbe ricominciato a giocare in maniera dignitosa nei derby, ma in cambio avrebbe dovuto disputare una stagione pessima, perdendo ogni consistenza in campionato. Un patto che al momento porta i rossoneri a un bilancio di una vittoria e due pareggi nelle stracittadine. In ogni partita ha barcollato, ma è anche sembrato avere le armi per colpire l’Inter.

La gara di ieri non ha fatto eccezione. Conceiçao ha preparato bene il confronto, i suoi hanno saputo costruire il vantaggio ma, quando hanno avuto spazi in cui ripartire, non li hanno sfruttati. E così, col passare dei minuti, è arrivato il pareggio, proprio perché contro una squadra del livello dell’Inter è impossibile mantenere il controllo per tutta la partita, figuriamoci per il Milan che di controllo sui match ne esercita sempre poco.

Il Milan si è presentato con qualche leggera variazione rispetto al solito nell’undici iniziale. Nel teorico 4-2-3-1, da trequartista centrale, infatti, c’era Pulisic, con Reijnders nel doble pivote accanto a Fofana. Lo spostamento dell’americano ha comportato la presenza di Jimenez come ala destra. Una mossa comprensibile visti i punti di forza dell’Inter: la squadra di Inzaghi costruisce le sue combinazioni migliori sulla sinistra, il lato di Bastoni, accompagnato sulla fascia da Carlos Augusto al posto di Dimarco, fuori per precauzione. Peraltro, ieri sera sulla catena di sinistra inizialmente agiva anche Barella, vista la presenza di Frattesi come mezzala destra. Senza contare che su quella fascia tende ad allargarsi Thuram. La presenza di Jimenez, insomma, serviva ad avere un’ala più sacrificabile in fase difensiva, che potesse fornire maggior supporto a Walker: un compito che avrebbe fiaccato il potenziale offensivo di Pulisic. Quando il Milan si compattava vicino alla propria area Jimenez era chiamato ad abbassarsi e ad agire praticamente da quinto di destra, determinando il passaggio a una sorta di 5-2-3 con Walker – terzino destro – più stretto da terzo centrale accanto a Jimenez.

Per il resto, il Milan ha scelto di rinunciare al pressing per sistemarsi in un blocco medio. La particolarità è che lo ha fatto in maniera simile alla partita d’andata in campionato, la vittoria per 2-1 con Fonseca: come allora, i rossoneri si sono sistemati in un 4-2-4 in cui, mentre le punte schermavano il centro, le ali (Leão a sinistra e Jimenez a destra) potevano stringere in maniera più aggressiva sui terzi centrali (Leão su Bisseck, Jimenez su Bastoni). Il resto della squadra, poi, doveva scivolare di conseguenza.

Un approccio, insomma, in cui il primo riferimento era il pallone, l’uomo veniva solo dopo. Del resto, era ciò che era abituato a fare Conceiçao al Porto. Il Milan ha saputo mantenersi corto e ha saputo scivolare in maniera piuttosto ordinata da un lato all’altro. Chi più di tutti ha giovato della compattezza e di questo modo di difendere è stato Youssouf Fofana, che per una volta non ha avuto crateri intorno a sé. Quando l’Inter provava a innescare l’uomo tra le linee – i nerazzurri verticalizzavano per uno dei riferimenti offensivi più alti che poi, di spalle con l’uomo addosso, doveva fare la sponda per il compagno tra le linee – Fofana doveva percorrere meno metri per abbassarsi e tamponare chi provava a ricevere alle sue spalle. Lo stesso valeva se doveva scivolare in orizzontale. A tutto ciò il francese ha aggiunto una condizione che è sembrata migliore rispetto alle ultime gare e che gli ha permesso, quindi, di reggere bene la partita e muoversi con più intensità.

Le volte in cui l’Inter è riuscita a creare grattacapi al Milan, sono state quando ha saputo dilatare le distanze tra centrocampo e difesa rossoneri per poi sfruttare quello spazio con servizi direttamente dalla difesa. È accaduto in un paio d’occasioni. L’Inter costruiva a sinistra, un movimento in profondità smagliava le distanze del Milan e Frattesi con un inserimento riusciva a ricevere tra le linee. Non che ne siano nate grandi occasioni, un po’ per la poca lucidità in rifinitura dell’Inter, un po’ perché il Milan, con Fofana in particolare, è riuscito a rientrare e limitare i danni.

In generale, comunque, per quanto i rossoneri abbiano difeso con ordine, c’è stata l’impressione che l’Inter non abbia sfruttato a dovere la sua capacità di disordinare gli avversari col palleggio: il Milan è una squadra tutt’altro che consolidata nel mantenere la concentrazione e le distanze giuste, ma l’Inter non ha fatto troppo per sollecitare i difetti degli avversari.

La prima occasione in cui ha saputo creare squilibri muovendo palla è stata nell’azione che ha portato al colpo di testa di Frattesi a fine primo tempo.

Con la difesa del Milan quasi a ridosso del centrocampo, l’Inter ha insistito nel palleggio a sinistra e ha portato fuori posizione i giocatori del Milan fino a quando Barella, abbassandosi sulla fascia, non ha potuto ricevere quasi a palla scoperta. A inizio azione Bastoni era andato da Carlos Augusto che aveva controllato all’indietro ed era stato seguito da Walker ben oltre il centrocampo, liberando così uno spazio in cui poteva aprirsi Barella. Il sardo aveva tagliato e Reijnders lo aveva seguito per troppi metri invece di lasciarlo ai difensori, creando così un vuoto a centrocampo; in quel buco si era infilato Bastoni che aveva costretto Jimenez a seguirlo.

Con lo spagnolo costretto ad accentrarsi, era rimasta sguarnita quindi la fascia, dove aveva potuto abbassarsi Barella per ricevere a palla scoperta e, di prima, lanciare per il taglio di Carlos Augusto nella zona lasciata sguarnita a inizio azione da Walker.

Carlos Augusto ha potuto ricevere in profondità – anche perché Gabbia è un difensore che fatica a scivolare lateralmente – e ha servito Thuram a rimorchio. Con una deviazione, la palla è arrivata sul dischetto a Frattesi che di testa non è stato freddo come al solito.

In un sistema col pallone come riferimento, delle volte può essere difficile capire fino a dove seguire l’uomo e quando, invece, tenere la posizione; le scelte di Walker e Reijnders in questa azione lo dimostrano, non hanno capito fino a dove potevano seguire l’avversario (e con Reijnders non è stata l’unica volta nella partita: se, da un lato, la posizione di secondo è la migliore per sfruttare le doti col pallone dell’olandese, dall’altro giocare in un doble pivote gli richiede di sviluppare un senso della posizione nettamente migliore in fase difensiva).

Ad ogni modo, quell’azione nella partita di ieri è stata un caso isolato. E così la buona tenuta del Milan è stata premiata a inizio secondo tempo col gol dell’1-0. Con l’Inter bassa vicino la propria area Jimenez con un passaggio in orizzontale ha cercato Fofana. Dal contrasto tra il francese e Frattesi, che era scivolato su di lui nonostante fosse rinvenuto Thuram, la palla è stata risputata sui piedi di Abraham, che con un movimento di bacino ha ingannato Bisseck e si è aperto lo spazio per il tiro.

L’Inter, quindi, si è vista costretta a recuperare, in una partita in cui non aveva messo troppa apprensione al Milan se non su calcio piazzato. Intorno all’ora di gioco Inzaghi ha inserito Zalewski al posto di Carlos Augusto per avere un po’ più di tecnica con la palla. Per tutta risposta Jimenez ha iniziato ad abbassarsi: non usciva più sul centrale di sinistra, ma la sua posizione dipendeva da Zalewski, ragion per cui si è ritrovato più spesso ad agire da quinto, anche quando il Milan manteneva il blocco medio.

Anche questo, unito alla maggior cautela del Milan e al senso d’urgenza dell’Inter visto il risultato, ha portato i nerazzurri ad impadronirsi del campo. Abbassarsi troppo contro una squadra con risorse del genere è rischioso, ed è per questo che il Milan ha finito per subire il pareggio. L’Inter ha costruito a destra e, contro il 5-2-3 del Milan (con Jimenez quinto e Leão, invece, sulla linea degli attaccanti) Pavard, entrato al posto di Bisseck, ha potuto ricevere alle spalle di Leão. Il francese dalla trequarti ha crossato verso il secondo palo e Jimenez, nonostante si trovasse nella posizione giusta, ha bucato l’intervento. Il susseguente cross di Zalewski è stato respinto e Bastoni ha evitato di far uscire la palla preferendo tenerla in gioco. Ne è nato un nuovo possesso nerazzurro che ha schiacciato il Milan nella sua area. a quel punto, nei sedici metri, hanno ricevuto prima Barella e poi Correa, che addirittura ha potuto girarsi e appoggiare a Çalhanoglu, libero sul limite visto che tutto il Milan era collassato dentro l’area: non è una novità, ma il Milan non sente l’uomo dentro l’area, se Barella arrivava da dietro ed era difficile da fermare, è inammissibile che Gabbia lasci tutto quello spazio a Correa.

Col risultato in parità, Conceiçao ha provato a ritrovare il vantaggio con i cambi, ma non ha sortito gli effetti sperati. Anzi, a sfiorare il gol è stata l’Inter: prima con Zalewski fermato in maniera miracolosa da Maignan dopo un intervento a vuoto di Walker, poi con Mkhitaryan in contropiede, a seguito di una palla rubata su una palombella un po’ troppo complicata di Leão.

La partita di ieri, quindi, lascia indicazioni contrastanti. Da un lato Conceiçao può essere soddisfatto dell’applicazione dei suoi, dall’altro, però, il risultato e la prestazione lasciano immaginare che l’Inter abbia margini di miglioramento ben più ampi in vista del ritorno, quando avrà il fattore campo a proprio favore. Il problema, però, è che la seconda parte del confronto arriverà alla fine di un ciclo infernale per i nerazzurri, che prima di incontrare nuovamente i cugini nel giro di dodici giorni dovranno affrontare Bayern, Cagliari, di nuovo il Bayern al ritorno dei quarti di Champions e infine una squadra in forma come il Bologna. Per Inzaghi è arrivato il momento cruciale della stagione e, per quanto ci sia un derby, la Coppa Italia non può non passare in secondo piano rispetto a Champions e campionato nella gestione delle energie, soprattutto con i tanti infortuni di cui è stata vittima l’Inter: è chiaro che il Milan, da una situazione del genere, può solo trarre vantaggio.

Attiva modalità lettura
Attiva modalità lettura