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La morning routine di Maradona prima di USA ‘94
02 apr 2025
Come un meme ha riportato in vita un'altra storia sul "Pibe de oro".
(articolo)
10 min
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Nei giorni scorsi è diventata virale la morning routine di Ashton Hall, un fitness influencer/imprenditore/ex giocatore di football americano dal peculiare stile di vita, almeno a fidarci dei suoi canali social. A catena, internet ha iniziato a riempirsi di video di imitazione, più o meno simili, più o meno ironici, più o meno ridicoli.

Tra i tanti, soprattutto nel Twitter calcio, si è distinto quello realizzato usando le riprese della preparazione di Diego Armando Maradona per il Mondiale di USA ‘94, insieme allo storico preparatore Fernando Signorini in un casolare sperduto nella Pampa argentina.

L’intento di chi lo ha realizzato, credo, fosse di mettere in contrasto lo stile di vita di due persone - Hall e Maradona - assolutamente agli antipodi, in un contesto forse ancora di più agli antipodi.

Lasciando stare il video di Hall e la memificazione del suo messaggio, la morning routine di Maradona e la storia che c'è dietro sono interessanti. Interessanti perché lo è tutto ciò che riguarda e riguarderà Maradona, e anche per l'idea in sé di morning routine e come è stata declinata dal più grande calciatore di ogni epoca nel momento più buio della sua carriera.

IL CONTESTO
Siamo nell’aprile del 1994 e Maradona è un calciatore praticamente ritirato da 3 anni. Dal 17 marzo 1991 più precisamente, quando dopo una partita col Bari viene trovato positivo alla cocaina in un controllo antidoping che aveva segnato il definitivo tramonto della sua carriera a Napoli. Dopo 15 mesi di squalifica c’era stata la strana stagione a Siviglia, un Maradona sempre più ingrassato e schiavo dei suoi problemi, e poi la brevissima parentesi al Newell's Old Boys (5 partite), in cui era sembrato più il suo simulacro che non un calciatore professionista.

In estate però ci sono i Mondiali e l’Argentina e la FIFA hanno bisogno di lui: «Non volevo tornare. Ricevevo 50 chiamate al giorno da sponsor, dagli organi della FIFA e da gente che ruotava attorno alla Nazionale. Bilardo, l’ex tecnico della Nazionale un giorno mi disse: “Diego, ti vogliono tutti, il popolo ti vuole e soprattutto quelli della FIFA. Il mondiale americano ha bisogno della tua faccia per vendere e anche noi abbiamo bisogno di te”».

Maradona in quel momento pesa 97 chili (in altre testimonianze sono 104 chili), vive a Buenos Aires, si droga e non è allenato. Chiama Signorini, il suo storico preparatore atletico, per chiedergli una mano per rimettersi in piedi. Signorini all’inizio si rifiuta. «Ne hai già disputati tre», gli dice «Perché ne vuoi fare un altro?». Maradona gli dice che sarebbe stato il primo per le figlie Dalma e Giannina. Signorini si convince, lo prende quasi di peso e lo trascina in mezzo al nulla, a quaranta chilometri da Santa Rosa, nella regione de La Pampa, in un ranch chiamato El Marito. «Ho scelto quel posto», dirà poi Signorini, «per allontanarlo da tutto. Diego aveva bisogno di un posto tranquillo, senza le molestie della stampa, senza droga, senza lussi, solo natura. Quando mi chiese perché proprio quel posto, gli risposi: “Devi tornare a Fiorito”». Con loro c’è anche Daniel Cerrini, istruttore di body building che viene coinvolto negli allenamenti e che poi avrà un ruolo in questa storia. Tre sessioni al giorno tra corsa, palestra ed esercizi.

LA MORNING ROUTINE DI MARADONA

- LA SVEGLIA

Sembra che appena arrivati al ranch Maradona abbia esclamato «Hijos de p**a, ¿a dónde me trajeron?». «Figli di p*****a, dove mi avete portato?». «In quella casa c'era solo un piccolo televisore, che aveva un pessimo aspetto e si è rotto il primo giorno», racconterà Signorini. Da queste poche immagini sembra identica a ogni casa dei nonni “al paese” che si rispetti. Almeno se i vostri nonni non erano ricchi, e probabilmente non lo erano. Tutto è spartano, riparato, recuperato: la testata del letto in legno, la coperta rimediata chissà dove, l'abat jour anni ‘60. Tutto fa a cazzotti con l’idea di lusso e vita mondana che circonda Maradona in quegli anni.

La tazza di tua nonna.

La mattina Maradona lo svegliano in due. Gli danno pacche affettuose sulle spalle, gli sussurrano parole dolci (trovate il video completo qui). Più che i suoi preparatori sembrano i genitori di un figlio in età scolare. Maradona è scocciato, anche da pochi secondi di video si percepisce la fatica del corpo, che non è più un corpo abituato a fare vita d’atleta. Cerrini gli serve il mate a letto, lui strizza gli occhi, si sforza di essere presente, parla. Dopo, sempre restando nel letto, apre il giornale. Di sottofondo c’è una piccola radio che parla. Anche Maradona la mattina si informava sulle cose del mondo come i comuni mortali?

- LA TOLETTA

L’idea è quella di far tornare Maradona alle radici, alla semplicità perduta, e più di così è impossibile. Per lavarsi il giocatore più forte della storia del calcio (almeno in quel momento) ha disponibile solo una bacinella rosa piena d’acqua.

Mentre si cosparge il viso di schiuma da barba dice una cosa tipo: «Il mio vecchio a Villa Fiorito si sbarbava al sole» (l’audio non è chiarissimo). Poi canta, sembra felice. Si sentono gli uccelli in sottofondo, i rumori della campagna. Il rito della rasatura è bellissimo. Oggi è strano pensare a questi uomini che si radevano tutti i giorni una barba che non avevano, con lamette dure come pietre.

Maradona usa il palo di un recinto come appoggio, un vecchio specchio per seguire le linee del volto. Sullo sfondo una specie di mulino a vento e l’azzurro di un cielo infinito.

Absolute cinema.

- L’ESERCIZIO
C’è poi la questione dell’abbigliamento. Sono gli anni ‘90, gli anni delle tute. Maradona ne indossa di pesanti, più di quello che il clima sembra richiedere. Probabilmente vogliono farlo sudare molto. A un certo punto lo vediamo saltellare con una tuta del Napoli. È della stagione 1992/93, quella in cui sarebbe dovuto tornare dalla squalifica, ma che invece giocherà al Siviglia dopo una lunga e complicata trattativa (in quegli anni tutto con Maradona è complicato).

Maradona in queste immagini ha 33 anni. Non sono poi molti, ma sembrano molti di più. Glielo si vede in faccia e su un corpo che reagisce a fatica agli stimoli. Quel corpo apparentemente sgraziato ma che sappiamo poter essere agile e sinuoso non deve solo perdere peso, ma ritrovare quella scintilla, quel qualcosa che permetteva a Maradona di essere sempre un passo avanti agli altri. Lo vediamo correre sulla terra rizollata, sul tapis-roulant, fare esercizi di mobilità, di forza, di resistenza. Nei racconti futuri ne parlano come di una fatica purificatrice, Maradona non sta allenando solo il corpo, sta allenando la mente, prova a ripulirla dagli ultimi tre terribili anni. Sono esercizi per il morale.

È stato lui a decidere di disintossicarsi: «Restammo là per dodici giorni meravigliosi», ricorda Signorini «Diego si diede molto da fare e ricordo che aveva smesso di sua iniziativa di assumere coca». Signorini è, forse (e questa è una delle cose più difficili da decifrare quando si parla di Diego), uno dei suoi pochi veri amici, che gli ha voluto bene senza secondi fini e ha cercato di aiutarlo anche nei momenti difficili.

Una sera mentre sta provando a dormire in questo posto dimenticato da Dio, sente un rumore. Si affaccia e vede che c’è Maradona davanti alla porta che lo guarda fisso. Con la testa gli fa segno di seguirlo: «Io capii, mi vestii, mi infilai le scarpe e andammo. Era in astinenza. Ci mettemmo a correre, su e giù, un altro scatto, un altro giro. “Aaahhh! Adesso mi sento meglio”. Era passata. Quando ci penso mi emoziono, perché solo io e Diego sappiamo quanto si sia sforzato per sconfiggere quella maledetta dipendenza e rendere felici Dalma e Gianinna. È stato un gesto d’amore verso di loro e verso il calcio. In un certo senso, i Mondiali erano secondari».

- IL PALLONE
Nei video di quei giorni si vede Maradona fare boxe, nuotare, addirittura tagliare la legna come esercizio fisico. Racconteranno che la colonna sonora era la musica di Rocky, che per motivarsi Maradona pensava a Rocky, che l’idea era quella di «fare come Rocky». Poi, però, spunta un pallone. Maradona non aveva certo bisogno di allenarsi con il pallone, probabilmente non ha mai avuto bisogno di farlo. Il pallone però è sempre stato per Maradona il vero collegamento con la realtà, il mezzo con cui ha saputo esprimere la sua arte. Maradona palleggia, colpisce di testa, ci gira intorno, lo usa come un cono. Con il recinto come porta e Signorini come portiere, qualcuno crossa e lui deve colpire al volo il pallone.

Quando c’è il pallone Maradona è più sciolto, il suo corpo sembra tornare brillante come un tempo, questo colpo che fa al volo d’esterno è il gesto di una persona che sta bene, oltre ad avere una coordinazione fuori dal mondo (ma quella Maradona se l’è portata anche nella tomba). Signorini insiste sul fatto che dovevano tenere concentrato Maradona, fargli dimenticare la droga, gli ultimi anni difficili. Il resto sarebbe venuto da sé. E l'aspetto ludico del pallone è il modo più semplice per farlo, evidentemente.

- L’ASADO
Finito l’allenamento è l’ora dell’asado, il passaggio fondamentale della morning routine di ogni vero argentino. L’asador è Don Diego, il padre. «Nessuno farà mai un asado più buono di quello di mio padre», diceva sempre Maradona. Ho un vago ricordo di un documentario su di lui in cui si vede il padre gestire una griglia gigante in un momento di felicità, forse è durante il Mondiale dell’86 o a Napoli. Qui la dimensione è molto più domestica, rabberciata. «Il ranch aveva una griglia molto bella. Ma Don Diego non la usava, preferiva farlo a terra e con un po' di scarti», racconterà poi Maradona.

Lui indossa la maglia da allenamento degli Stati Uniti di Michael Jordan alle Olimpiadi del 1992, forse per automotivarsi in vista dei Mondiali che si faranno proprio negli Stati Uniti, o forse perché l’idea della sua partecipazione è più o meno la stessa: lui che da solo è più grande dell’evento stesso e con la sua presenza lo eleva. Si vede benissimo che è fuori forma, impacciato. Le ciabatte ai piedi gli danno un’aria molto umana: sembra vostro zio in campeggio d’estate, non il più grande calciatore di sempre.

È incredibile pensare che da lì a pochi mesi a USA ‘94 ci sarebbe davvero arrivato, e tirato come non mai. «Era sceso a settantaquattro chili e mezzo, meno di quanto pesasse nel 1986», è sempre Signorini a parlare. Tutti ricordiamo le immagini di Maradona da quel Mondiale. Il suo corpo non è più etereo come quello di una volta, è un corpo diverso, meno gentile, più elettrico, forse più vero. All’esordio segna alla Grecia, esulta con gli occhi spiritati, poi succede quello che succede. L’infermiera che lo porta fuori dal campo mano nella mano dopo la partita con la Nigeria, la positività al controllo antidoping.

Per via di quell’esultanza, nel pensiero comune si è stratificata l’idea che Diego fosse stato trovato positivo alla cocaina, ma non è così. La positività è all’efedrina, una sostanza che riduce il senso d’affaticamento, un doping che però già allora era considerato “vecchio”. «Mi sento forte e preparato», si giustifica Maradona «è stato il lavoro a trasformarmi cosi, non una sostanza proibita e d’altronde non ho certo bisogno di stimolanti per aumentare il mio rendimento» dice, riferendosi al lavoro iniziato nella Pampa e continuato dopo.

Sull’episodio, negli anni, sarà ricamata tutta una narrazione del complotto: Maradona scomodo alla FIFA, agli Stati Uniti per la sua vicinanza a Castro, addirittura alla stessa Argentina. La versione ufficiale racconta che Cerrini, il bodybuilder che lo allenava nella Pampa insieme a Signorini, in Argentina gli faceva prendere il Ripped Fast, un composto di vitamine e erbe che promette di bruciare grassi e non sentire la fame. Negli Stati Uniti però aveva trovato solo il Ripped Fuel, che conteneva il 6% di efedrina.

In un’altra versione, raccontata da Diego qualche anno dopo, la FIFA, pur di farlo partecipare al Mondiale, gli aveva assicurato l’immunità all’antidoping. E Maradona era stato dopato per fargli ritrovare la forma migliore, perché non bastano due settimane nella Pampa e la buona volontà per ricostruire un corpo che viene da anni di abusi. Dopo il gol alla Grecia, però, Maradona era diventato troppo ingombrante, le sue parole contro l’organizzazione troppo pesanti. La FIFA allora lo aveva tolto di mezzo mandando un’infermiera a fare il lavoro sporco.

Quei giorni nella Pampa, e la morning routine di Maradona, rimangono allora un piccolo what if registrato su pellicola rispuntato fuori grazie a un ridicolo influencer americano. Se Maradona avesse sempre fatto questa vita, se si fosse allenato sempre così, se avesse preferito la sofferenza salvifica dell'allenamento a tutto il resto...

Signorini definì quei 12 giorni i più belli della sua vita, per Maradona sono stati invece solo il passaggio obbligatorio per tornare a fare quello che sapeva fare, e cioè far felici gli altri e non se stesso.

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