Esclusive per gli abbonati
Newsletters
About
UU è una rivista di sport fondata a luglio del 2013, da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori
Segui UltimoUomo
Cookie policy
Preferenze
→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
Menu
Articolo
Tutti all'inseguimento di Team USA
06 ago 2024
Cosa aspettarsi dal torneo olimpico che ora entra nel vivo.
(articolo)
19 min
(copertina)
IMAGO / camera4+
(copertina) IMAGO / camera4+
Dark mode
(ON)

Dopo 18 partite combattute e ricche di spunti, al di là dei pronostici tutto sommato rispettati, il torneo maschile di basket - uno dei più attesi di Parigi 2024 - inizia a fare sul serio con i quarti di finale: vincere oggi vuol dire essere davvero vicini a una medaglia. Le squadre si sono spostate da Lille, dove lo Stade Pierre-Mauroy ha ospitato grande maggioranza delle partite (sia a livello maschile che a livello femminile) con almeno 20mila spettatori sugli spalti, a Parigi Bercy, già teatro di EuroBasket 1999 e delle Final Four di Eurolega nel 2010 e casa, in queste Olimpiadi, della ginnastica artistica e trampolino.

Si parte oggi alle 11 con Germania-Grecia e si finisce a tarda sera con Brasile-Stati Uniti, quattro sfide, di cui tre dal pronostico aperto, a cui si arriva con un vissuto di cui tenere conto per provare a inquadrare le partite.

La migliore Germania di sempre e la Giannis-centrica Grecia

Il programma si aprirà con una delle due migliori squadre della prima fase, la Germania campione del mondo in carica e imbattuta - nei grandi tornei internazionali, con la squadra al completo - dalla Semifinale di EuroBasket 2022, quando dovette cedere il passo alla Spagna poi campione. Bronzo europeo, 8 vittorie su 8 al Mondiale e tre successi a Lille: fanno 12 vittorie consecutive per la squadra di Herbert, che non ha lasciato scampo alle sue avversarie del Gruppo B.

È soprattutto la vittoria contro la Francia padrona di casa che ha messo in mostra il pieno potenziale dei tedeschi, che rispetto al gruppo iridato hanno un Franz Wagner in ottime condizioni di forma (al Mondiale fu limitato da un infortunio subito nel girone di Okinawa) e più consapevole dei suoi mezzi in un contesto FIBA. L’esterno degli Orlando Magic ha chiuso la prima fase con oltre 21 punti di media (21.7), senza incantare al tiro (21.1% da 3 su 6.3 tentativi) ma con un net rating positivo di +7.2, secondo solo ai dati di Obst, Bonga e del fratello Moritz.

Wagner ha particolarmente impressionato soprattutto nella sfida contro la Francia, chiusa con 26 punti a referto e alcune giocate memorabili

Sempre connesso con il resto della squadra lungo tutti i quaranta minuti è apparso Dennis Schröder. Nessun alto e basso per l’MVP dello scorso Mondiale, che ha chiuso il girone sfiorando la doppia-doppia di media (19.7 punti e 9.0 assist) ma soprattutto con un ottimo 40.9% da 3 su oltre 7 tentativi a partita. Il portabandiera dell’intera spedizione tedesca a Parigi (insieme alla judoka Anna-Maria Wagner) avrà nei quarti un test impegnativo sotto il profilo della marcatura diretta, con il duo Calathes-Walkup una coppia di esterni sicuramente più tosta di quelli sfidati nel Gruppo B.

È innegabile, però, che per la Germania il primo punto all’ordine del giorno sarà la gestione di Giannis Antetokounmpo.

La chiave sarà non tanto il rallentare il contributo del due volte MVP, per distacco capocannoniere della fase a gironi (27 punti di media con il 68.9% dal campo), quanto il rendere Giannis avulso dal resto di una squadra solida ed equilibrata ma priva di picchi qualitativi quantomeno paragonabili alla stella dei Bucks. Le cose migliori della propria fase a gironi la Grecia le ha fatte vedere quando la squadra ha giocato in maniera coinvolgente, distribuendo il peso offensivo nel modo più ponderato possibile. Non è un caso che gli exploit realizzativi di Antetokounmpo siano coincisi non solo con due sconfitte (Canada e Spagna) ma soprattutto con un totale di 5 assist complessivi in 67’ sul parquet.

La singola marcatura di Giannis sarà soprattutto responsabilità condivisa tra Daniel Theis e Johannes Thiemann, che ben hanno figurato (soprattutto il primo) nel precedente più recente tra le due squadre, lo spettacolare Quarto di finale dell’ultimo Europeo. Una partita ad altissimo punteggio (107-96) che rappresenta il miglior scenario possibile per la squadra di Herbert verso l’appuntamento di Bercy: allora Antetokounmpo fu protagonista assoluto a livello individuale (31 punti in 30’) ma oltre a lui il solo Larentzakis riuscì a trovare reale continuità in termini realizzativi. A Lille si è visto tanto - a sprazzi - da Papanikolaou e dal sorprendente Toliopoulos, ma è chiaro che servirà di più dal resto del gruppo anche in virtù dell’assenza di Kostas Sloukas.

Con Giannis la Grecia avrà sempre una chance - il suo +55.7 di net rating è un dato semplicemente incredibile in un raggruppamento equilibrato come il Gruppo A - ma a patto di avere una squadra presente e in grado di prendersi tiri e responsabilità. Anche contro la squadra più in forma e in ritmo, Stati Uniti esclusi, a livello mondiale. Da sottolineare un aspetto che aggiunge pepe alla sfida: per entrambe sarebbe la prima Semifinale a livello olimpico nel basket maschile.

Serbia e Australia, tra continuità e novità per confermarsi

Chi non sarebbe una parvenu, a livello di prime quattro olimpiche, è la vincente del secondo quarto di finale, in programma dalle 14.30. Da un lato la squadra di Pesic, argento a Rio 2016 e nell’ultimo Mondiale, dall’altro i Boomers medaglia di bronzo uscente dopo che in Brasile furono proprio i serbi a interrompere la corsa verso una storica Finale. Una rivincita, quindi, tra due squadre che si sono incontrate anche in fase di preparazione lo scorso 16 luglio.

Ad Abu Dhabi fu netta vittoria per la squadra di Goorjian, ma rispetto a quel 84-73 l’impressione è che i serbi abbiano elevato il loro livello.

L’Australia arriva a Parigi da seconda classificata nel “gruppo della morte”, quello composto anche da Canada, Grecia e Spagna. Una posizione ottenuta soprattutto grazie al +12 dell’esordio contro la squadra di Sergio Scariolo, margine determinante in ottica classifica avulsa per quello che è stato un arrivo ex-aequo con 1-2 di record. Le due sconfitte consecutive hanno fatto scendere il momentum dei Boomers, che però restano squadra alquanto temibile in partita secca. A destare la migliore impressione a Lille è stato Jock Landale, messosi in luce come uno dei migliori lunghi della fase a gironi e come perno fondamentale degli australiani, come testimoniato anche dal +33.8 di net rating.

Da segnalare anche l’ottimo contributo del rinnovato backcourt che affianca l’eterno Patty Mills, comunque giocatore più impiegato della prima fase dell'Australia e per la quinta volta in carriera ai Quarti delle Olimpiadi. Josh Giddey sta riscattando un Mondiale tendenzialmente deludente con ottime cifre individuali - 15.0 punti, 8.7 rimbalzi, 6.7 assist di media con il 42.9% da 3 - e una consapevolezza assai migliore anche rispetto alle ultime stagioni NBA.

È alla sua prima competizione FIBA invece Dyson Daniels, che dopo il game winner in amichevole contro la Francia sta lasciando il segno soprattutto a livello difensivo, alzando in questo senso il potenziale di una squadra coesa e con diversi elementi votati al sacrificio individuale. Il rendimento del giocatore degli Hawks è fondamentale anche in ottica ricambio generazionale: dei “soliti” veterani australiani Mills è stato l’unico ad avere un impatto tangibile, con Dellavedova e Ingles che finora sono stati due comparse (18 minuti giocati in due).

Più complesso inquadrare la Serbia, alla luce delle tre partite disputate nel Gruppo C. Dopo un inizio difficile, con un duro ko - soprattutto alla distanza - contro una versione in ottima giornata al tiro di Team USA, sono arrivate prima la netta vittoria su Portorico e poi l’affermazione, più combattuta del +11 finale, sul sorprendente Sud Sudan. Un secondo posto valso, per i vice campioni del mondo in carica, anche il posizionamento nell’urna 2 e la certezza di evitare il Canada nei quarti di finale (oltre a Germania e Stati Uniti). Il miglior risultato possibile, quindi, per una squadra che probabilmente ha ancora dei margini di miglioramento.

Rispetto alla sfida di Manila, l’incrocio contro il Sud Sudan è stato ben più equilibrato. A deciderlo, come nelle Filippine, un grande Bogdan Bogdanovic

Molti di questi margini passano, con tutta probabilità, da un Nikola Jokic più comprimario che protagonista, rispetto a quanto siamo soliti vedere in NBA. La cifra dell’impatto reale del tre volte MVP NBA si ha in un net rating di +16.1, secondo solo a quello di Ognjen Dobric tra i serbi (+37.1), e certamente il rendimento tenuto sinora da Jokic è quello di un giocatore costantemente al servizio della squadra, ma che dovrà elevare il suo livello nelle partite senza un domani. L’ex Virtus Bologna (tornato alla Stella Rossa nelle scorse settimane) sta confermando le sue qualità da 3&D che si erano viste nel corso del Mondiale e che erano mancate nella sfortunata Finale contro la Germania, conclusa dopo pochi minuti a causa di un infortunio. L’uomo copertina della Serbia finora è stato Bogdan Bogdanovic.

Divenuto, nel corso delle tre partite di Lille, il miglior marcatore nella storia della nazionale serba con il sorpasso su Milos Teodosic, il giocatore degli Atlanta Hawks è giocatore irrinunciabile per i serbi soprattutto per la capacità di elevare il rendimento nei momenti decisivi, risolutori di una partita importante. In area FIBA Bogdanovic è tra i migliori giocatori ammirati individualmente nell’ultimo decennio, ed è anche di più di un grande Robin per un potenziale Batman-Jokic. Per quanto è in grado di dare e di incidere assomiglia più all’erede spirituale, in versione serba, di Manu Ginobili, ovvero di un giocatore che ha scritto pagine di storia indelebili a livello olimpico.

Attorno a Bogdanovic e Jokic, però, può crescere il resto. Oltre a un Petrusev costantemente positivo e ai soliti spunti di imprevedibilità e dinamismo di Avramovic, ci si attende di più dal duo Guduric-Jovic e in particolare dal primo, data la condizione precaria del giovane dei Miami Heat. Non ci sarebbe da sorprendersi, comunque, se quella tra Serbia e Australia si rivelasse la sfida più equilibrata dei quarti di finale, tra due squadre vicine per livello e varietà di soluzioni.

La pressione della Francia e l’ennesimo esame del Canada

Delle tante squadre di alto livello presenti a Lille, la Francia è indubbiamente quella che ha destato l’impressione peggiore. Recuperato, con un buon secondo tempo, il brutto inizio nella sfida inaugurale contro il Brasile i padroni di casa hanno prima sofferto ben più del dovuto contro l’elettrizzante (ma ben inferiore a livello fisico) Giappone per poi cedere di schianto nell’ultimo appuntamento del girone contro la Germania, per un -14 finale che potrebbe avere lasciato anche strascichi pesanti.

Quella tra Francia e Giappone è stata l’unica partita, delle 18 di Lille, terminata al supplementare. E la vittoria francese è stata decisamente rocambolesca.

A scatenare la discussione sono state le parole in zona mista di Evan Fournier, che ha sostanzialmente bollato come “retrogado” e “inadeguato” il sistema offensivo della squadra di Vincent Collet, che ha risposto duramente - sempre a mezzo stampa - al suo giocatore definendo le sue parole “spiacevoli” e “inaccettabili”. La polemica non è comunque rientrata (Fournier si è scusato, ma non ha ritrattato il giudizio di merito), a testimonianza di un clima teso che perdura, con ogni probabilità, già dal disastroso Mondiale 2023 e da un ciclo tecnico lunghissimo (Collet è in carica dal 2009) e attualmente in carica forse più per mancanza di reali alternative.

La situazione non è, per usare un eufemismo, delle migliori e le caratteristiche del roster francese presentano diverse incognite quando si pensa all’avversaria che toccherà nella sfida delle 18.00 della Bercy Arena, ma la Francia ha delle possibilità soprattutto a partire da un duo che sarà molto coinvolto contro il Canada, quello formato da Victor Wembanyama e Rudy Gobert, indubbiamente due delle note più liete che i padroni di casa si portano da Lille a Parigi.

Molto della reazione dopo l’avvio shock contro il Brasile porta la firma di Wembanyama, unico insieme a Jokic a chiudere la prima fase in doppia doppia di media.

L’apporto del giovane fenomeno degli Spurs è stato fondamentale e irrinunciabile non solo nelle cifre e nella capacità di attirare le attenzioni delle difese avversarie, ma anche per leadership di un gruppo dove è presente anche una forte componente di esperienza, con due giocatori molto importanti al passo d’addio con la nazionale come Batum e de Colo. Gobert, invece, è molto più “gestito” sotto il profilo dell’impiego (ha giocato il 51% dei minuti) ma l’impatto è eccellente non solo a livello difensivo ma anche offensivo, come testimoniato dal +29.7 di net rating.

Da risolvere, per Collet, sono soprattutto le gerarchie tra gli esterni. Detto di Fournier, il cui contributo offensivo va protetto difensivamente (il 122.4 di defensive rating con lui in campo cala drasticamente a 94.8 con lui in panchina), qualcosa va sicuramente rivisto in cabina di regia dove minuti e responsabilità sono fondamentalmente condivisi tra tre giocatori: Ntilikina, Albicy e Strazel. Chi sta andando peggio è sicuramente quest’ultimo, al di là del canestro fondamentale nel finale di quarto periodo contro il Giappone: il play del Monaco ha sofferto moltissimo il confronto con avversari diretti di livello inferiore rispetto a quelli che arriveranno con il Canada. Stanno andando meglio Ntilikina - che con 93.6 ha il miglior defensive rating di squadra, unico insieme al virtussino Cordinier sotto quota 100 - e Albicy, il migliore invece per offensive rating. La soluzione facile sarebbe una fusione tra i due, ma questa è una cosa che può avvenire nei manga piuttosto che nella vita reale.

Tanto ci si aspetta, quindi, dagli esterni del Canada e dalla possibilità di portare dalla loro parte il confronto diretto con gli avversari francesi. A Lille si è visto un Shai Gilgeous-Alexander capace di riprendere il discorso interrotto nel Mondiale dello scorso anno, dove è stato a lungo un candidato MVP e meritatamente parte del quintetto ideale del torneo. Pur senza fare ricorso a grandi exploit realizzativi (ma comunque con 19.0 punti di media in tre partite, ottenuti con ottime percentuali), la stella dei Thunder è leader e trascinatore di un gruppo che sta invece avendo un lento inserimento da parte di Jamal Murray, finora poco brillante per rendimento.

Rispetto al Mondiale tante conferme stanno arrivando anche da RJ Barrett (21 punti di media col 45.5% da 3) e Dillon Brooks (60% dall’arco su 3.3 tentativi medi oltre che un apporto ottimo anche difensivamente), vero e proprio coltellino svizzero in area FIBA che sarà presumibilmente chiamato alla marcatura principale di Evan Fournier. Sotto i riflettori dei quarti di finale, lato canadese, ci sarà indubbiamente il rendimento difensivo di un pacchetto lunghi spuntato come quantità, ma capace di incidere per qualità. Nella prima fase, anche per caratteristiche degli avversari, coach Fernandez ha fatto spesso ricorsi a quintetti piccoli che però potrebbero risultare inefficaci contro una Francia che ha nei lunghi il suo punto di forza.

Se Dwight Powell sta rispondendo bene e dovrà rispondere meglio e presente al test rappresentato da Wembanyama&co, maggiori incognite sono rappresentate dal duo Olynyk-Lyles, finora decisamente poco impiegato (e poco positivo) e impalpabile nelle tre partite di girone: serviranno i lunghi anche per contenere la migliore squadra, tra quelle ai quarti, per punti da seconda opportunità. Sarà un ulteriore esame di maturità per una squadra finora imbattuta e convincente, in quella che è la prima Olimpiade dal 2000, e che cercherà quantomeno di eguagliare il suo miglior risultato a cinque cerchi (la Finale raggiunta nell’edizione inaugurale, quella del 1936, unica medaglia nella storia al maschile del paese). Per continuare questa missione partita da lontano, c’è ora il test forse più complesso possibile, quello contro i - pur disfunzionali - padroni di casa che sono anche finalisti uscenti.

Al Mondiale, tra le due squadre, andò così.

Gli Stati Uniti “connessi” e la leggerezza del Brasile

Dopo un percorso di avvicinamento di sole vittorie ma più di un dubbio - quelli emersi nei risicati successi su Australia, Sud Sudan e Germania - ci si chiedeva come gli Stati Uniti, protagonisti dell’ultimo quarto di finale in ordine cronologico, avrebbero approcciato le partite ufficiali, quelle della fase a gironi. La risposta, dopo i primi minuti a inseguire il buon avvio serbo, è stato il primo tempo contro Jokic e compagni dei due grandi leader con esperienza olimpica pregressa: LeBron James e Kevin Durant.

Sì, il torneo olimpico di KD è iniziato con 21 punti (8/8 al tiro) in 8’39”. Alla prima partita dell’estate, dopo avere saltato la preparazione.

I due futuri Hall of Famer, ritrovati compagni di squadra dopo l’esperienza comune di Londra 2012, hanno preso per mano una squadra sul cui livello si è discusso a lungo, soprattutto in confronto alle versioni del 1992 e del 2008. Dalla sfuriata di Durant nel primo tempo contro la Serbia, Team USA non si è più guardata indietro, gestendo in maniera accorta e attenta i ritmi delle partite contro Sud Sudan e Portorico, che hanno comunque venduto cara le rispettive pelli, restando in partita per quanto possibile.

Al di là dell’interesse nel vedere il coinvolgimento delle stelle NBA con l’atmosfera olimpica, tra LeBron scatenato al beach volley sotto la Tour Eiffel, i reel di Booker sulla ginnastica e un Curry grande appassionato di tennis tavolo, la prima risposta sulla piena sintonizzazione di Team USA con il torneo è senza dubbio positiva, nonostante i dubbi legati alla gestione “integrale” delle line-up con il platoon system riproposto a Lille da Kerr dopo averlo già messo in scena a Manila la scorsa estate. Da verificare, a partire dalla sfida al Brasile, l’adattamento al contesto FIBA di un Embiid apparso imbolsito al Pierre Mauroy (ma l’ottimo impatto di Davis e soprattutto Adebayo può ovviare a questa situazione) e le condizioni di Jrue Holiday, che ha precauzionalmente saltato la sfida con Portorico per un problema alla caviglia.

USA-Sud Sudan è stata, oltre che una sfida di grandi storie, anche la partita di Bam Adebayo.

Sulla strada di Team USA verso il quinto oro olimpico consecutivo c’è ora il Brasile, che ha raggiunto il suo obiettivo “sistemando” la differenza canestri complessiva negli ultimi minuti della partita contro il Giappone. Una sfida già indirizzata nel primo tempo, con un 11/13 da 3 che ha ricordato l’incredibile 8/8 registrato nel primo quarto della Finale del Preolimpico di Riga contro la Lettonia. A sottolineare il mood positivo e spensierato dei verdeoro è stato lo stesso coach Petrovic: «Chi ci può impedire di sognare di ripetere qualcosa di simile anche nei quarti?», ha detto l’allenatore croato riferendosi agli exploit balistici contro lettoni e nipponici.

All’ultima partita del girone il Brasile ha anche ritrovato quello che forse è il suo giocatore più importante, Bruno Caboclo. L’ex oggetto misterioso NBA non ha inciso contro Francia e Germania a causa dei problemi di falli, rispondendo oltremodo presente con una delle migliori prestazioni individuali ammirate in questo torneo: 33 punti, 17 rimbalzi (di cui 9 offensivi) e 13/19 dal campo con 4/4 da 3. È anche per questo che Caboclo è il miglior giocatore, tra quelli che giocheranno i quarti di finale olimpici, per net rating finora: un eloquente +60.4.

Più continuo nel corso delle tre partite è stato il contributo di altri punti di riferimento importanti della squadra di Petrovic, a partire da Vitor Benite e Leo Meindl che nella prima fase sono stati tra i migliori tiratori da 3 con, rispettivamente, il 56.3% e il 46.7%, sulla scia di quanto visto in Lettonia. In generale il Brasile si è confermato come squadra profonda (9 giocatori hanno almeno 15’ di media sulle tre partite) e contro il Giappone ha aggiunto al motore Raul Neto, cruciale anche per dare respiro a Huertas e Yago dos Santos in cabina di regia. Il pronostico contro Team USA è abbastanza chiuso, ma è indubbio che il Brasile partirà con la voglia di dare battaglia nel massimo delle proprie possibilità.

Chi si è fermato a Lille

Impossibile non partire dalla Spagna, assente dai Quarti di finale olimpici per la prima volta da Sydney 2000. La squadra di Scariolo è arrivata all’ultimo appuntamento contro il Canada con un inusuale situazione di classifica: battendo i nordamericani, infatti, avrebbe chiuso il “girone della morte” al primo posto. È arrivata un’eliminazione, invece, nonostante le grandi prove di due comprimari come Brizuela e Pradilla in risposta all’apporto deludente di Lorenzo Brown e dei fratelli Hernangomez.

Con il sipario sulla kermesse olimpica della Spagna si è chiusa la carriera di Rudy Fernandez, divenuto il primo uomo a disputare per sei volte in carriera il torneo olimpico di basket. Da Atene a Parigi passando per Pechino, Londra, Rio e Tokyo: un viaggio incredibile per un grande protagonista del sensazionale ventennio iberico, fatto di medaglie in successione in ogni competizione. Continuerà, almeno fino a giugno 2025, la carriera di Sergio Llull ma non è chiaro se il veterano del Real Madrid sarà protagonista del prossimo EuroBasket.

Da una squadra alla settima partecipazione consecutiva - solo gli Stati Uniti vantano una striscia aperta più lunga - all’unica esordiente assoluta ammirata a Lille. Il Sud Sudan ha scritto altre pagine della sua incredibile storia, lasciando di sé un’ottima impressione alla prima volta sul palcoscenico olimpico. Dopo la vittoria all’esordio su Portorico sono arrivate le sconfitte contro USA e Serbia, partite in cui la squadra di Ivey non ha affatto demeritato, soprattutto nel secondo caso: a 6’ dal termine del match contro i serbi, infatti, soltanto quattro punti separavano le due squadre con i sud sudanesi che in caso di vittoria - o ko entro i 2 punti di scarto - sarebbero diventati la prima nazionale africana tra le prime 8 di un’edizione olimpica del torneo di basket.

«Giocano la pallacanestro che si giocherà tra 10 anni», ha detto di loro il CT serbo Svetislav Pesic, uno dei primi a sottolineare gli evidenti progressi tecnici e tattici del Sud Sudan rispetto al Mondiale 2023. Il prossimo esame di maturità sarà AfroBasket 2025, a cui Carlik Jones e compagni arriveranno da favoriti per la vittoria finale, prima di intraprendere un nuovo esaltante viaggio verso il Mondiale 2027 in Qatar e l’Olimpiade di Los Angeles 2028.

Zero vittorie, ma bilancio positivo, per il Giappone. Pelle venduta carissima contro Brasile e - soprattutto - Francia, con la sensazione che una maggiore esperienza e una migliore gestione delle fasi cruciali di questi due match avrebbero potuto proiettare i nipponici verso una clamorosa qualificazione ai quarti. L’ottima notizia, per la squadra di coach Hovasse, è che c’è vita oltre Rui Hachimura (ottimo contro Germania e Francia ma assente contro il Brasile). A mettersi sulla mappa sono stati soprattutto Josh Hawkinson (18.3 punti e 9.7 di media con un clamoroso e complessivo 9/12 da 3) e il classe 2001 Yuki Kawamura, che grazie alle sue prove a Lille si è guadagnato una chiamata per il training camp dei Memphis Grizzlies. A secco di successi anche Portorico, che ha mancato l’occasione contro il Sud Sudan prima di pagare - soprattutto difensivamente - la differenza di livello contro Serbia e USA. È stato bello, specie per le ultime tre “rimaste” a Lille, comunque esserci, per un torneo che data la qualità media delle partecipanti rende contemporaneo l’assunto decoubertiniano su come l’importante sia partecipare.


Attiva modalità lettura
Attiva modalità lettura